Ci sono artisti che crescono cambiando pelle, e altri che crescono restando fedeli alla propria essenza. Briga appartiene alla seconda categoria: quella di chi, anche dopo dieci anni di carriera, continua a cercare la verità dentro le parole, la bellezza nei dettagli, la propria voce al di là delle mode. “Sentimenti” è il suo nuovo capitolo, un disco che non grida, ma respira; che non ostenta, ma si lascia guardare dentro. È il racconto di un artista che ha imparato a non avere paura di mostrarsi fragile, umano, autentico.
Lo incontriamo a Largo Venue, poche ore prima del live, in un momento sospeso tra emozione e lucidità. Roma gli scorre dentro come un fiume antico, i ricordi lo seguono, il presente gli chiede sincerità. E lui la dà, senza filtri, con quella schiettezza che lo ha sempre contraddistinto. Ne nasce un dialogo che è quasi una confessione: sulla musica, sulla città, sul tempo che passa e sul bisogno di restare se stessi.
Sentimenti è un disco che sembra raccontare un Briga più maturo ma anche più vulnerabile. Quando hai capito che era il momento giusto per mostrarti così, senza filtri?
Ho sentito che era una conseguenza naturale del mio percorso. Ogni disco è più maturo del precedente perché maturiamo noi. In Sentimenti ho lavorato molto sulla scrittura e sulle melodie, cercando più immediatezza senza perdere profondità. Non è stata una scelta calcolata: è stato un processo spontaneo che mi ha portato a mostrarmi più vulnerabile.
Dentro il live di stasera c’è un percorso molto chiaro: energia, rap, intimità. Ogni parte sembra raccontare un tuo lato diverso. Quanto è personale la costruzione dello show?
In realtà non l’ho pensato come uno spettacolo diviso in tre parti: è una lettura nata dal comunicato stampa. La mia discografia attraversa generi diversi perché io ascolto generi diversi. Con quasi dieci album alle spalle, quando seleziono le canzoni migliori viene fuori naturalmente un mix di rap, rock e momenti acustici. È personale proprio perché rispecchia tutto ciò che sono, senza compartimenti stagni.
Roma è sempre una presenza forte nelle tue canzoni e anche nel tuo modo di stare sul palco. Che tipo di dialogo hai oggi con la tua città?
Roma è una scelta costante. Ho vissuto all’estero e avrei potuto restare altrove, ma torno sempre qui perché mi rende felice sul piano personale. È una città che ispira: le luci, le finestre, i portoni, i dettagli che solo chi la vive davvero sa riconoscere. Oggi il mio dialogo con Roma è fatto di amore, appartenenza e un’infinita curiosità.
“Nun Piagne” con Gemitaiz e “Se Ti Dovessi Incontrare” con Il Tre mostrano due generazioni di artisti romani a confronto. Quanto contano per te le connessioni umane oltre a quelle musicali?
Per me contano tutto. Preferisco collaborare con persone che conosco e con cui ho un rapporto umano autentico. Non amo le collaborazioni fatte a distanza, dove mandi una strofa e fine. Preferisco trovarsi in studio e creare insieme, perché solo così il brano appartiene davvero a entrambi.
In un panorama dominato da algoritmi e trend, sembri restare fedele al sentimento e alla scrittura. È una scelta consapevole o semplicemente il tuo modo naturale?
È il mio modo naturale. Non inseguo le mode e non mi interessa la corsa collettiva che vedo attorno. Mi piace correre, ma solo se so dove sto andando. Chi mi segue oggi lo fa perché mi ascolta davvero, non perché sono una novità. Io scrivo per esigenza, non per compiacere un algoritmo.
Dopo il tour celebrativo per i 10 anni di Never Again, Sentimenti sembra aprire un nuovo capitolo. Dove ti sta portando questo percorso artistico?
Il tour dei dieci anni è stato un abbraccio enorme, soprattutto da parte di chi mi ha aspettato davvero. Sentimenti apre un capitolo più consapevole: continuo a fare ciò che amo con totale libertà. Non devo rendere conto a nessuno, e questa per me è una conquista che la musica mi ha regalato.
Se dovessi lasciare un messaggio ai giovani che scelgono di intraprendere questa strada, cosa diresti?
Direi di lasciar perdere se pensano che la musica sia un modo per “svoltare”. La musica è un viaggio, non una scorciatoia. Se però è davvero l’unica cosa che senti dentro, allora buttatici senza esitazioni. Se ti fa brillare gli occhi, vale sempre la pena provarci, anche solo iniziando da una stanza di casa.
Sentimenti non è solo un disco, è un viaggio attraverso la maturità, la memoria e il bisogno di restare fedeli a se stessi. Roma, con i suoi portoni, le finestre illuminate e il suo respiro giallo, accompagna Briga in questo percorso, diventando parte della sua storia e delle sue emozioni. E mentre la città dorme e la musica svanisce, rimane la certezza che, tra luci, ricordi e coraggio, c’è sempre spazio per continuare a sentire, a crescere e a scoprirsi davvero.

