il tre anima nera

Il Tre porta la sua “Anima Nera”, tra sperimentazione e crescita

Il Tre dopo anni di assenza torna con un album che mixa sperimentazione e crescita. “Anima Nera” questo il titolo dell’album è un racconto che trova le sue radici a casa, tra le strade di Santa Maria delle Mole, il parchetto e gli amici di sempre, ma c’è anche il profumo di novità, di nuovi inizi, di crescita emotiva e musicale. Dopo aver conquistato il pubblico con la grinta e l’energia dei primi progetti, qui sceglie la via della sincerità e della vulnerabilità. È un disco che scava dentro, che parla meno di successo e più di sopravvivenza, meno di fama e più di identità.

In questo nuovo lavoro Il Tre non si pone limiti. Cerca il suo io interiore e lo prende a braccetto, lo colora con i suoi pensieri e lo amplia con suoni nuovi, intensi, vivi. Ecco si, dovessi scegliere una parola per descrivere questo album è proprio “vita“. Le 11 tracce sono il riassunto perfetto di anni difficili, di scoperte, di capacità di mettersi in gioco non dimenticando mai da dove si viene e quello che è successo.

Il filo conduttore del disco è l’idea di “anima nera” come quella parte nascosta e imperfetta che ognuno porta dentro di sé. Non è un invito alla disperazione, ma all’accettazione. Il Tre parla di paura, solitudine, ansia e fragilità, ma lo fa con un tono umano, mai autocommiserativo. In diversi brani emerge una voglia di rinascita, di luce, come se ci volesse dimostrare che anche nell’oscurità si può trovare bellezza.

“Anima Nera” racchiude il dualismo di Guido: da una parte l’anima profonda, con basi quasi cinematografiche e testi introspettivi; dall’altra però non manca quel pizzico di energia tipica del rap da cui il cantante nasce. Si percepisce, chiaramente, la volontà di uscire dalla comfort zone del rap puro. E’ molto interessante la fusione con l’universo country a cui vengono fatti riferimenti anche visivi.

In questo progetto non possiamo non parlare di 3 pezzi che, più degli altri, mi hanno colpito. Tutti per motivi diversi, ma allo stesso tempo simili. Togliamoci subito il dente e parliamo di “Francesca“, il brano che tutti stavamo aspettando e che – in qualche modo – speravamo soddisfasse tutte le nostre mille fantasie.

Francesca

Vi dirò la mia: Guido con questo pezzo ha fatto centro. È un brano vero, sincero, diretto, ma senza odio, cattiveria o rancore. Parla di una persona che si è amata e che esce dalla nostra vita lasciando una scia di ricordi belli, veri, felici. “Francesca è una ragazza senza grilli per la testa”, che vive leggera, innamorata dell’amore e senza rancore. “Guardarla è come prendere in mano un raggio di sole” e in questa immagine c’è tutta la delicatezza del pezzo.

Ha sofferto, ha pianto come un fiore sotto la pioggia”, ma ha saputo resistere come il mare quando sbatte sulla roccia. Le sue lacrime diventano “gocce che fanno bere le piante”, simbolo di una forza silenziosa che trasforma il dolore in vita.Vorrebbe scrivere un messaggio a un ragazzo di cui non ha più notizie”, ma ha imparato che “il tempo prende ma poi non restituisce”. Una frase che colpisce per quanto è vera. E poi quella carezza finale: Francesca non avere paura, non vergognarti della tua anima pura che è anche la chiusura più dolce possibile, una dedica sincera a una persona che, nonostante tutto, continua a brillare nella sua normalità.

Inchiostro Blu

La seconda canzone che mi ha colpita fin dal primo ascolto è “Inchiostro Blu”. Un brano crudo, intenso, dove Guido si mette completamente a nudo. Fin dall’inizio ci pone davanti alla sua verità “Pensavi che avresti potuto salvarmi davvero / Io che sono astemio ste cazzate non me le bevo”, si capisce che non ci sono maschere: è la confessione di un uomo che si riconosce fragile e pieno di errori.

Le immagini sono forti e malinconiche: “I corridoi sono vuoti, non ci siamo più noi appoggiati di schiena sui termosifoni” un ricordo che pesa e che parla di un amore ormai lontano. Il mare diventa simbolo di questa tempesta interiore: “Controvento come quei marinai, una vita in burrasca, col male che passa, il mare che danza.” Nel ritornello ammette con disarmante sincerità: “Non aspettarmi più, perché non so mostrarti amore nel mio grigiore.”

È una resa, ma anche un atto di onestà. Guido non cerca giustificazioni: sa di essere un disastro, ma trova nella musica l’unico modo per dirlo. E quando grida “Davanti a Dio che un porto non ce l’ho, ma prima o poi lo troverò”, capisci che dietro la sua tempesta c’è ancora la voglia di pace. Inchiostro Blu è dolore che diventa parola, confusione che trova finalmente voce e purtroppo, o per fortuna, in quelle parole mi ci ritrovo.

T’immagino

La terza canzone che mi ha colpita è T’immagino. Un brano delicato, pieno di umanità e di domande. Ascoltando questo pezzo ci si spoglia completamente, lasciando spazio a un amore diverso: quello verso un figlio immaginato, o forse verso il sé stesso bambino.

Fin dall’inizio – “T’immagino con la guerra in testa come me” – si sente la paura di trasmettere le proprie fragilità, ma anche il desiderio di proteggere, di fare meglio. “Ti insegno a toglierti le ginocchiere, così se scivoli ti prendo io” è una frase che racchiude tutto il senso del brano: la voglia di esserci, anche senza avere tutte le risposte.

Il Tre parla con onestà dei suoi limiti, di quel ruolo di genitore per cui “nessuno ti insegnerà” e del bisogno di capire come si fa ad amare nel modo giusto. È pieno di immagini semplici ma fortissime: gli scarabocchi sulle mani, i tatuaggi, i quadri alle pareti, che diventano simboli di vita, errori e resistenza. Il messaggio è potente: “Sarai forte più dei giorni storti, se sarai triste cerca solo la luce nel tunnel“. È un augurio e una promessa insieme. Una dedica fatta di paura, speranza e amore puro.

T’immagino è una carezza in musica, un dialogo con chi verrà o con chi siamo stati, e la prova che anche nella fragilità può nascere qualcosa di profondamente bello.

Tirando le somme di “Anima nera” posso dire che è senza dubbio un album “no skip“, uno di quelli che ti restano attaccati nelle ossa. Il Tre ha dato vita al suo lavoro migliore. Un progetto frutto di anni di studio, di emozioni, di esperienze, ma soprattutto un periodo senza la pressione del dover essere sempre “sulla cresta”. Dopotutto, da sempre, lui ha scelto di continuare a vivere a casa sua, tra le sue strade, la sua gente e quei ricordi che lo fanno vivere ancora oggi serenamente.

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