C’è qualcosa di strano quando sul palco di un piccolo, ma davvero bello, teatro di Roma c’è in scena un “amico” che stimi. Un po’ perché ti rendi conto che la vita ti porta attorno persone con cui condividere momenti preziosi, un po’ perché ti ritrovi a confrontarti con le tue emozioni, cercando di tenerle a freno per goderti lo spettacolo nel modo meno “di parte” possibile. Se in scena c’è Guglielmo Poggi però non importa se è un tuo amico perché resterai impressionata da quanto in un solo corpo ci possa essere tanto talento e cazzima da riuscire a gestire quasi due ore di spettacolo in autonomia.
“Stanno arrivando”, questo il nome dello spettacolo scritto da Umberto Marino e portato in scena ieri sera nel piccolo palco dell’OFF/OFF Theatre di Via Giulia a Roma. L’opera racconta in modo lucido il mondo di oggi. Una realtà fatta di lotta suprematica che la società preferisce ignorare troppo occupata a scrollare e odiare il “più debole”.
Sul palco un uomo solo, immerso in uno spazio indefinito costruito attorno a luci al neon e suoni da gamer. E’ così che in scena entra un moderno soldier da videogames che ci presenta la sua ampia e incredibile selezioni di armi. Ci annuncia che qualcosa sta arrivando che “la grande Capa” e il “signor Donald” sono pronti a tirare le redini di questo grande arrivo.
Il racconto procede per accumulo: ordini secchi, allarmi improvvisi, frasi martellanti, teorie del complotto, continui cambi di registro. È un linguaggio che riconosciamo immediatamente, perché è lo stesso che invade il nostro quotidiano: quello dell’emergenza permanente, della paura diventata abitudine. Si parla di razzismo, di genocidio, di sopravvivenza.
Poggi attraversa ogni passaggio con precisione e controllo, alternando ironia e tensione senza mai perdere il dominio della scena. Lo spettatore è trascinato in un’altalena emotiva: seduto, inerme, davanti a qualcosa di cui tutti siamo — o almeno dovremmo essere — consapevoli. Le informazioni ci piovono addosso, la realtà ci prende a cazzotti e ci tiene incollati alla sedia, così come fa la figura del nostro eroe moderno, che non salva ma, al contrario, ci butta a terra.
L’eroe da videogioco che dovrebbe incarnare chi salva, semplifica, risolve una realtà ormai troppo complessa da affrontare qui fallisce deliberatamente. Non ci sono scorciatoie, né vie di fuga: le soluzioni spettano a noi. Nessuna facilità, nessuna consolazione.
“Stanno arrivando” gioca e si sviluppa nei meccanismi della comunicazione contemporanea che si sviluppa su assi comportamentali distorti. Nulla è come sembra, tutto è relativo modellandosi esattamente in una realtà disturbante che lascia a bocca aperta e accompagna lo spettatore verso una conclusione. Marino si impegna grazie ad un attore incredibile, a darci una chiave di lettura tendenzialmente semplice, ma che impone la presenza anche una volta alzati da quelle sedie rosse.
Usciti da lì, infatti, ci si ritrova addosso una sensazione difficile da ignorare, nonostante i tanti momenti di ilarità che solo un talento come Poggi poteva tenere in piedi con tanta credibilità. Perché “stanno arrivando” non parla di un futuro lontano, ma di un presente già in atto. E forse la vera domanda non riguarda chi stia arrivando, ma quanto siamo disposti ad accorgercene davvero.

