michiamanojack la stanza

Dentro “Stanza”: Michiamanojack tra autobiografia, emozioni e nuove canzoni

Dietro il nome Michiamanojack si nasconde Giacomo Calloni. Cantautore toscano classe 1997. Un artista che costruisce la sua musica tra cantautorato e pop, con uno sguardo sempre molto personale sulle emozioni e sulle relazioni. Dopo aver iniziato giovanissimo con la chitarra, passando poi al basso e più recentemente al pianoforte, Jack ha sviluppato uno stile diretto e autobiografico. Una musica capace di trasformare frammenti di vita quotidiana in canzoni intime e riconoscibili.

Il suo nuovo singolo “Stanza” è un viaggio emotivo tra ricordi, nostalgia e consapevolezza. Il brano racconta i diversi momenti che attraversano una relazione senza seguire una narrazione lineare, ma lasciando spazio a immagini, sensazioni e frammenti di vita. La “stanza” diventa così un simbolo: un rifugio emotivo, il luogo dove ci si nasconde per elaborare ciò che accade fuori.

“Stanza” racconta diversi momenti di una relazione senza seguire una narrazione lineare. Come è nata questa canzone e da quale emozione o ricordo è partita?

“Stanza” è nata in un momento della mia vita dove effettivamente dopo la fine di una relazione importante. Mi sono ritrovato a fare i conti col tornare ad una quotidianità diversa e, forse, non avevo gli strumenti per affrontarla in quel momento. Quindi in un certo senso mi sono ritrovato a ritagliarmi un mio angolo di solitudine per elaborare il tutto.

Nel brano la stanza diventa un rifugio emotivo, un luogo dove sentirsi al sicuro. Che significato ha per te questa immagine e quanto è autobiografica?

Per me questa immagine è estremamente autobiografica e di conseguenza molto importante. Oltre all’immagine materiale di una vera e propria stanza, dove ritirarsi in qualche modo e stare bene, per me la stanza è una grande metafora di tutto ciò che ci fa sentire al sicuro e a nostro agio, che sia un hobby, che sia la palestra, o addirittura anche delle persone, come degli amici.

Nei tuoi testi c’è sempre molta sincerità e una forte componente personale. Quanto è importante per te raccontare esperienze reali attraverso la musica?

Nel mio caso è fondamentale. Sono conscio di non essere un grande cantastorie, è molto difficile per me raccontare cose che ho sentito in giro o esperienze di altri, al massimo riesco a romanzare la realtà, ma partendo sempre da una base di realtà. Mi rendo conto sia un limite mio e vorrei migliorare. Purtroppo nel momento in cui scrivo/canto di qualcosa che non mi è successo in prima persona, ho sempre l’impressione di non metterci la stessa emozione e intensità che magari invece metto nelle cose più autobiografiche.

Sei nato musicalmente come chitarrista, poi sei passato al basso e più recentemente al pianoforte. In che modo questi strumenti influenzano il tuo modo di scrivere canzoni?

Beh, sicuramente la chitarra è – e rimarrà -sempre il mio strumento. E’ quello con cui mi sento più a mio agio e confident, però allo stesso tempo lo conosco talmente bene che a volte ho avuto l’impressione che non mi desse più stimoli. Per questo motivo mi sono avvicinato al pianoforte, perché mi ero reso conto che su quello strumento il mio modo di scrivere cambiava e con lei, anche le strutture melodiche pure.

Con “Stanza” racconti il lato più fragile delle relazioni, tra nostalgia e accettazione. Cosa speri che arrivi a chi ascolta il brano?

Io penso che ogni emozione nel momento in cui ti crea, in un certo senso, “del disagio”, che sia l’amore, la paura o l’ansia. Quei disagi poi sono spesso comuni a molti, quelle stesse sensazioni ci abbracciano tutti. Quindi basilarmente i brani li scrivo per me. Come forma di terapia per affrontare ed esorcizzare vari momenti della mia vita, ma la speranza è di condividere tutto ciò con altre persone che hanno vissuto cose simili, che ascoltando il brano ci ritrovano se stessi. L’obiettivo è che si sentano meno soli nel capire che non è successo solo a loro. Spero che queste canzoni siano anche un po’ lenitive, una coccola in qualche modo.

Dopo l’uscita di “Stanza”, su cosa stai lavorando in questo periodo? Possiamo aspettarci nuova musica nei prossimi mesi?

Sto lavorando ovviamente ad un nuovo singolo che uscirà prima dell’estate a regola e forse anche qualcosa di più corposo, ma per il momento non posso svelare niente.

Guardando al futuro del progetto michiamanojack, quali sono i prossimi obiettivi o sogni che vorresti realizzare con la tua musica?

L’obiettivo principale, che è anche molto banale, ma è ovviamente il mio sogno da sempre è quello di vivere di musica, solo di musica. Cosa che purtroppo al momento così non è.

Quali sono le tre canzoni che non possono mai mancare nella tua playlist?

Questa domanda è difficilissima perché ne avrei in mente tipo 1000, ma ti dirò le prime tre che mi vengono in mente: The Connells – ’74-’75, Rino Gaetano – Escluso il Cane, The Kooks – Always Where I Need To Be

Con “Stanza”, Mi Chiamano Jack continua a raccontare emozioni e fragilità con uno sguardo sincero e profondamente personale, trasformando esperienze intime in canzoni capaci di parlare a chiunque. Tra nuovi brani in lavorazione e il desiderio di vivere sempre più della propria musica, il percorso del cantautore toscano prosegue con lo stesso spirito che lo accompagna fin dall’inizio: raccontare la realtà, con tutte le sue imperfezioni, senza smettere di credere nel romanticismo.

In attesa dei prossimi progetti, “Stanza” resta una fotografia emotiva di quei momenti in cui, per ritrovare noi stessi, abbiamo bisogno di fermarci e chiuderci per un po’ nel nostro spazio sicuro.