teto raccordo

Teto in “Raccordo” ci racconta una Roma come rifugio emotivo tra nostalgia, libertà e nuove identità

Ci sono luoghi che attraversiamo ogni giorno senza fermarci davvero a guardarli, eppure finiscono per diventare parte di noi. A Roma, il Grande Raccordo Anulare è molto più di un’infrastruttura. E’ un flusso continuo di vite, pensieri, partenze e ritorni. Teto sceglie proprio questo spazio come punto d’incontro emotivo, trasformando un luogo familiare in un rifugio collettivo, dove lasciarsi andare e urlare insieme a chi, anche senza conoscerci, condivide le nostre stesse sensazioni.

Un progetto che segna una nuova tappa nel percorso artistico del cantautore romano. Sempre più consapevole della propria identità e della necessità di trovare una strada personale. Tra nostalgia, scrittura e appartenenza alla sua città, Raccordo diventa l’occasione per conoscere meglio Teto e il mondo che sta costruendo.

“Raccordo” trasforma il Grande Raccordo Anulare in una sorta di rifugio emotivo. Da dove nasce l’idea di raccontare proprio questo luogo e cosa rappresenta per te, al di là della sua funzione quotidiana?

    Raccordo è stata più che altro un’occasione per creare un luogo che potesse accomunare molte persone, in questo caso di Roma, e nel quale poter fare incontrare sconosciuti a sfogarsi tutti insieme in un urlo liberatorio.

    Nel brano racconti quel momento in cui si sale in macchina, si alza il volume della radio e si parte senza una destinazione precisa. Quanto c’è di autobiografico in questa immagine? È anche il tuo modo di mettere in pausa il mondo quando diventa troppo rumoroso?

      Penso che sia una “pratica” piuttosto comune. Salire in auto ed alzare il volume al massimo lo reputo un momento di libertà, una dimensione diversa da quella in cui magari si ascolta la musica nelle cuffie, in cui si crea un momento sicuramente più intimo.

      Hai iniziato a scrivere poesie a nove anni e nel 2017 hai pubblicato una raccolta in romanesco, Largo Trieste 14. Quanto è cambiato il tuo modo di scrivere nel passaggio dalla poesia alla musica? E quanto è rimasto di quel primo Teto nelle canzoni di oggi?

        Il modo di scrivere è sicuramente diverso anche se nelle poesie che scrivevo e che scrivo c’è molto “ritmo” visto che sono esclusivamente in rima. Sento di essere cambiato molto, sia come scrittore che come persona ma allo stesso modo sento di conservare ancora quella nostalgia che mi pervade da quando ero un bambino e che mi suscita quel bisogno di scrivere.

        Nell’agosto 2025 hai dato vita a un nuovo progetto musicale scegliendo proprio lo pseudonimo Teto. Dopo esperienze diverse, anche con il tributo a Ultimo, cosa cercavi in questa nuova identità artistica e cosa senti di poter raccontare oggi che prima non riuscivi a esprimere?

          Penso che sia arrivato il momento di trovare la mia strada, allontanarmi da ciò che facevo e ciò che ero qualche anno fa. Sento una forte consapevolezza come interprete e come scrittore e ho bisogno di ritagliarmi spazi diversi e dar vita a cose genuine e molto personali.

          “Raccordo” è realizzato ancora una volta con Daniele Cerchietti. Quanto è importante il confronto con lui nella costruzione della tua identità sonora? E possiamo considerare questo singolo un primo assaggio di un progetto discografico più ampio che arriverà prossimamente?

            Daniele anche stavolta ha avuto un ruolo importantissimo nell’accompagnarmi in questo progetto e sicuramente insieme abbiamo gettato le basi di un progetto molto più ampio. Lo considero un buon punto di partenza di un percorso che però probabilmente mi porterà su diverse strade che dovrò affrontare insieme al gruppo di lavoro che stiamo costruendo.

            Con Raccordo, Teto non racconta soltanto Roma. Prova a restituirle una dimensione diversa, più intima e universale. Un luogo in cui le storie individuali possono incontrarsi, dove la musica diventa uno spazio di libertà e persino un urlo collettivo può trasformarsi in un momento di condivisione.

            Dalle prime poesie in romanesco fino alla nuova identità artistica. Il percorso di Teto sembra oggi guidato da una maggiore consapevolezza e dal desiderio di raccontarsi senza filtri. E se questo singolo rappresenta soltanto il punto di partenza di un progetto più ampio, la direzione è già chiara: trovare la propria strada, senza perdere quella nostalgia che, da sempre, accompagna la sua scrittura.