Da giovedì 20 novembre è disponibile su tutte le principali piattaforme digitali Ventopelle, il nuovo singolo di Alessandro Rosato. Un brano che non parla d’amore in senso tradizionale, ma di ciò che rimane quando qualcosa – o qualcuno – scompare. Una canzone che non cerca consolazione: la attraversa.
Non una storia d’amore, ma di nostalgia
Scritto tra l’Italia e la Spagna, paese dove Rosato ha vissuto e a cui continua a tornare, Ventopelle racconta una nostalgia che non si ricompone mai del tutto. Al centro c’è la figura di una ragazza – o forse soltanto di un ricordo – che sfiora e scompare “tra foglie e richiami”.
Ventopelle diventa così una presenza simbolica: tutto ciò che abbiamo amato e che non rivedremo più. Il brano nasce da una domanda semplice e crudele: che cosa resta, quando non resta più niente?
Uno stile personale tra cantautorato, spoken e intimità
Rosato conferma la sua musica fortemente orientata al testo, interpretando con quella sua modalità sospesa, intima e malinconica, quasi spezzando il fiato sulle parole. La musica segna l’inizio di una nuova fase, più materica e sensoriale.
Accanto al pianoforte compaiono suoni di foley: rumori reali trasformati in elementi narrativi. È una musica che sembra arrivare da una stanza accanto e allo stesso tempo da un bosco, da una memoria.
La produzione di Lucifross, insieme al mix e mastering di Stefano Formato, costruisce un paesaggio sonoro essenziale e viscerale: un indie triste che evita il melodramma e preferisce una luce più cupa, crepuscolare. La voce è vicina, quasi fragile, ma sempre nitida.
Un immaginario visivo carico di tempo
I visual che accompagnano l’uscita ruotano intorno al velo protagonista della copertina, simbolo di distanza, memoria ed emozioni non dette. Le immagini, trattate come carta antica con un filtro desaturato e leggermente rumoroso, non sono una scelta estetica ma narrativa: come la pelle che conserva e il tempo che consuma.
Il testo ferisce senza ornamenti. L’immagine più potente arriva da questi versi:
“E mi manchi come il branco al lupo
come sangue che non trova gruppo.”
Ventopelle è una preghiera senza religione, una corsa nel buio “perché il silenzio mi piace”. Un ultimo appello rimane sospeso: Ventopelle, dove sei?
Chi è Alessandro Rosato
Autore e artista italiano, Alessandro Rosato non ama le etichette. Per lui tutto nasce da un concetto, indipendentemente dal mezzo: parola, musica, immagine o una combinazione dei tre.
Originario di Varese, ha vissuto in molte città – da Pavia a Barcellona passando per Dublino, Firenze, Milano e Basilea – un percorso che ha plasmato il suo sguardo. Si definisce “un’anima vintage in una pelle moderna” e nei suoi lavori domina quella che chiama “malinconia felice”.
Comincia da piccolo al pianoforte, ma sono scrittura e immagini a guidarlo inizialmente. Nel 2021 arriva secondo ai Giovani Leoni, legati ai Cannes Young Lions nella categoria Film. Nel 2022 pubblica il suo primo romanzo Zona Franca e in seguito collabora con Feltrinelli Scuola. Dal 2024 arrivano i primi singoli: Sala d’aspetto, Paolo e Quelli difficili.
Il suo percorso unisce cantautorato, rap-spoken e indie alt pop, con costante presenza di elementi classici.
Verso il primo EP
La primavera 2026 segnerà l’uscita del suo primo EP, dove si ascolterà per la prima volta un mondo produttivo più stratificato, etereo e cinematografico.
Da agosto 2025 si esibisce voce e piano ogni due mesi nel suo laboratorio di Varese, per creare un rapporto reale con il territorio, lontano dalle logiche algoritmiche dei social. Come ama dire:
“Ho bisogno di creare un luogo tutto mio, e forse di offrirne uno agli altri”.
Con Ventopelle, Rosato consegna un brano che non vuole guarire né essere guarito. Un modo per restare dentro l’assenza, guardarla e trasformarla in musica.

