Nel loro nuovo brano Con gli occhi di una lepre, i Santamarea continuano a spingersi oltre i confini del cantautorato tradizionale, intrecciando lirica e impatto elettrico, poesia e pulsazione.
Il gruppo affronta il tema della trasformazione personale esplorandone ogni sfumatura: dalle scelte armoniche ai contrasti dinamici, dal sound design ai paesaggi emotivi che prendono forma tra sintetizzatori, chitarre e una grancassa che avanza come un cuore in corsa.
In “Con gli occhi di una lepre”, come combinano i Santamarea la scrittura cantautorale con arrangiamenti elettrici e linee ritmiche (grancassa, sintetizzatori, chitarre) per modulare tensione e dinamiche emotive? Quali scelte compositive e di produzione permettono di bilanciare liricità e energia strumentale?
Il nostro processo creativo funziona sempre un po’ come un flusso in cui le nostre diverse influenze musicali si fondono. Spesso sono nati prima i testi e il tentativo era quello di lavorare a contrasto, ovvero delle linee ritmiche forti e travolgenti su testi magari malinconici, altre volte al contrario c’era una perfetta fusione tra testi senza musica di Stella e flussi musicali composti da Michele, che nella band è un polistrumentista e spesso si occupa di tracciare le prime pre-produzioni.
Successivamente alla sala prove dove ogni elemento della band inizia ad esplorare le parti dei propri strumenti, arriva il lavoro di Roberto Cammarata, il nostro produttore, il cui tocco riesce sempre a portare i nostri brani al livello successivo. In breve, non abbiamo delle vere e proprie tecniche prefissate, ma ogni brano è un viaggio a sé e la cosa più bella è che quando nasce non sappiamo ancora dove ci porterà il processo creativo.
Quali tecniche di sound design e mixaggio (riverberi, delay, layering di sintetizzatori e cori) utilizzano i Santamarea per creare l’atmosfera eterea e onirica del brano e del videoclip? In che modo il trattamento delle frequenze contribuisce a trasmettere la metafora della metamorfosi?
Il nostro tentativo è sempre quello di comprendere se un brano ci emoziona prima ancora dell’artificio. Ogni volta che scriviamo una canzone la prima cosa che ci chiediamo è se sia già forte in partenza, suonata anche soltanto con pianoforte, voce e cori. Poi arriva l’artificio, che non sempre è un preset già confezionato, ma spesso sono dei suoni o effetti che con Roberto cerchiamo di creare in studio, essenzialmente giocando. L’idea è sempre quella di utilizzare gli strumenti elettronici, gli effetti e le frequenze per evidenziare ancora di più il senso che vorremmo ottenere emotivamente. Il bello per noi è sperimentare e vedere dove ci porta il flusso.
In che modo il tema della trasformazione personale e della rinascita si riflette nei passaggi armonici, nei contrasti dinamici e nelle scelte timbriche del brano? Come le variazioni di intensità e la gestione dello spazio stereo rappresentano simbolicamente la “corsa liberatoria” della lepre?
Per noi le canzoni sono delle storie, per questo dentro ognuna di loro cerchiamo di fare avvenire un processo trasformativo in cui il finale ci racconti sempre qualcosa di diverso dell’inizio, sia a livello testuale ma soprattutto armonico.
Per noi è importante che ci sia sempre ad un certo punto una rivelazione, qualcosa che ci porti da un’altra parte, delle stanze nuove da esplorare. La corsa della lepre, semplicisticamente,non è altro che un simbolo di attraversamento di queste stanze.
Come si manifestano le influenze alt-pop e alternative/indie (Last Dinner Party, Florence and The Machine, Arcade Fire, Alt-J) nelle scelte armoniche, melodiche e di produzione dei Santamarea? Quali elementi distintivi rendono il loro sound originale rispetto a queste influenze?
Le influenze sono tali se riescono ad ispirare qualcosa che possa essere però elaborato poi in modo diverso. Spesso ci è capitato di sentire in un brano che ci piace magari una linea di basso che ci colpisce oppure dei suoni interessanti, allora partiamo da quell’idea per scomporla, tradirla, rielaborarla e da lì far nascere il nostro personale suono.
Anche in questo caso non è un processo preparato a tavolino, ma sicuramente lo studio e l’ascolto di queste influenze è stato molto importante per sviluppare un sound nostro da poter sperimentare in sala prove e in studio.
In che modo la vittoria alla XXIV edizione di Musicultura ha influenzato il percorso artistico e produttivo dei Santamarea? Quali esperienze dal festival hanno permesso loro di affinare tecniche di produzione, arrangiamento live e integrazione tra componente cantautorale ed energia elettrica?
Sicuramente esibirci allo Sferisterio in sé è già stata una grande esperienza da cui imparare molto. Un palco così grande ed un pubblico così numeroso non possono che rompere il ghiaccio e quell’energia ha continuato (e continua tutt’oggi). E’ ancora oggi una forma di ispirazione e sprone per poter sempre riuscire a vivere delle esperienze nuovamente così belle.
Musicultura poi ci ha consentito di conoscere artisti e musicisti che tutt’ora ascoltiamo e che ci ispirano. Non meno importante è stata la sensazione di accoglienza e di apprezzamento che ci ha molto colpito rispetto alla nostra ricerca e che ci ha sicuramente incoraggiato a continuare a metterci alla prova e continuare a sperimentare.

