Nel suo brano in gara a Sanremo Giovani, Maria, La Messa mescola malinconia e modernità, atmosfere anni ’70 e pulsazioni techno. Un equilibrio insolito ma sorprendentemente naturale, che racconta una storia d’amore filtrata dallo sguardo di un narratore maschile. Con lei abbiamo parlato di creatività, sperimentazione, collaborazioni e del vortice emotivo del palco dell’Ariston.
Da dove nasce Maria e chi è davvero questa protagonista?
La canzone racconta una storia d’amore che ho immaginato ambientata negli anni ’60-’70, con un’atmosfera molto vintage. I protagonisti sono Antonio e Maria, ma la storia è sempre narrata dal punto di vista di lui. La vediamo realmente solo verso la fine. Il concept del brano nasce dal desiderio di unire la canzone popolare italiana — anche attraverso scelte lessicali che richiamano il passato — con un tappeto elettronico moderno, addirittura techno. Mi piaceva creare questo ponte tra due mondi lontani che però, insieme, funzionano.
La fusione tra la tradizione e il clubbing è davvero originale. Come è nata questa idea?
È un po’ il nostro modo naturale di lavorare. Non ci diamo limiti: sperimentiamo, mescoliamo sonorità e generi. L’avevamo già fatto con Musica Vera, il singolo con Tormento. Vogliamo lasciare che sia la musica a portarci dove vuole.
Nel brano a parlare è Antonio, non tu. Perché scegliere un punto di vista maschile?
In realtà non è stata una decisione ragionata. Capita spesso che nei miei testi io scriva al maschile. Ci siamo chiesti se potesse risultare strano, ma l’idea di mettermi nei panni di un narratore esterno, non sovrapponendo la mia persona al personaggio, mi sembrava interessante. È come raccontare la storia di qualcun altro dall’esterno.
C’è un aspetto quasi cinematografico nel brano: scene nitide, intime, quasi come una lettera letta ad alta voce. Ti rispecchi in questa interpretazione?
Sì, tantissimo. Sono contenta che arrivi così. È proprio l’effetto che speravamo: un racconto che sembra vissuto, ma filtrato attraverso chi lo narra. E per inciso: no, Maria non è un riferimento a… ciò che molti pensano! Noi abbiamo sempre pensato a Maria come nome proprio, o addirittura alla Madonna. Le interpretazioni curiose arrivano dopo!
Parliamo di Tormento: come nasce la vostra collaborazione?
Avevamo già il pezzo, che parla di un incontro tra generazioni. L’idea di coinvolgere un artista che ha innovato così tanto l’urban italiano ci sembrava pazzesca. La collaborazione è nata per caso, tramite contatti in comune. Gli abbiamo fatto ascoltare il brano e si è inserito subito, perfettamente, senza bisogno di dirgli nulla. È stata una collaborazione molto positiva.
Il tuo progetto oscilla sempre tra forza e fragilità, tra luce e buio. È questo il cuore de La Messa?
Penso di sì: l’unione dei contrasti. Ci piace creare pezzi che ti fanno piangere ma anche ballare. Mettere insieme atmosfere vintage e altre estremamente moderne. C’è sempre questo dualismo, fa parte di noi.
Sanremo Giovani: come ti sei preparata e come hai vissuto la prima esibizione?
Mi sono preparata provando il più possibile per arrivare pronta, anche se quel palco mette sempre alla prova. L’emozione e l’ansia arrivano, ma il pezzo, essendo molto ballabile e alto, mi aiuta a sciogliermi durante l’esecuzione.
Dopo l’esibizione ero carichissima: avrei potuto fare un concerto di due ore! L’adrenalina era pazzesca. E poi il passaggio del turno è stato davvero inaspettato, quindi doppia gioia.
Quest’anno molte donne sono passate al turno successivo: senti una responsabilità nel rappresentare le artiste giovani?
Sì, è un bellissimo segnale. E allo stesso tempo fa sorridere che ancora ci sorprenda! Ma sì, essere lì rappresenta tante ragazze e fa piacere sentire questa energia femminile così forte.
Se ti dico “Sanremo”, qual è il tuo ricordo più bello?
I primi Sanremo da bambina. Le serate sul divano con la famiglia, tutti insieme. Sono ricordi bellissimi, molto italiani.
Tre canzoni che non possono mancare nella tua playlist?
- Serenere – Tiziano Ferro
- Un po’ di male ci serve – Attilio
- La macchina culona – Ralf Fichu (una chicca poco conosciuta!)
Tra ricordi d’infanzia legati al Festival, sperimentazioni sonore e collaborazioni nate quasi per caso, La Messa dimostra di avere un’identità già solida e una visione chiara: unire mondi, linguaggi, sensazioni opposte. Maria è solo un assaggio di questo percorso, fatto di coraggio, contaminazioni e un dualismo che diventa stile.
Se Sanremo Giovani è un inizio, il futuro sembra già aver trovato la sua voce intensa, libera e impossibile da ingabbiare.

