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Sanremo Giovani, Seltsam presenta “Scusa Mamma”: un racconto di crescita e autenticità

Con “Scusa Mamma”, Seltsam arriva a Sanremo Giovani portando un brano che unisce autenticità e immediatezza. Una canzone che racconta la crescita, il passaggio all’età adulta e quel dialogo silenzioso tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando. Con una scrittura diretta e immagini che parlano a più generazioni, Seltsam propone un pezzo che mette al centro la vulnerabilità come forza.

“Scusa Mamma” è un brano che tocca una delle emozioni più universali: crescere e vedere i genitori affrontare il nido vuoto. Che visione personale hai di tutto questo? Perché nasce questa canzone?

Io penso che tutti, almeno una volta, abbiamo detto “scusa” a nostra madre per un motivo reale, mai per caso. Chiedere scusa è la forma più grande di “grazie” che puoi dare a qualcuno che si annulla per te. Con la crescita ti trovi davanti a un mondo che spaventa, e alla fine della giornata l’unica cosa che mi rende felice è tornare ad abbracciare mia madre, perché lì mi sentirò sempre protetto, a prescindere dall’età.

Alcuni hanno detto che il brano è “da mammoni”. Come rispondi?

Non sono d’accordo. Tornare a dare un abbraccio a tua madre non significa non avere una tua vita. È solo un modo per ringraziare chi – se potesse – ti darebbe anche i reni. Non è essere mammoni, è riconoscenza. Io sono indipendente, ma l’amore è un’altra cosa.

In alcuni punti del testo sembra emergere la fretta di crescere troppo presto. È così?

Sì, ma non solo perché la società ce lo impone: siamo noi che non vediamo l’ora di essere grandi. Poi quando lo diventiamo davvero, ti guardi indietro e dici: “Cavolo, quanto vorrei non esserlo”. Ci dimentichiamo le basi. Inseguendo i traguardi ci perdiamo pezzi semplici della vita. E nei momenti di necessità ti giri e pensi: “Quanto vorrei un abbraccio di mamma”.

Senti la pressione di dover “avere già tutto” a 20 anni?

Assolutamente sì. La società vuole che a 20 anni tu abbia già un destino scritto. Ma una persona evolve sempre: magari domani mi sveglio e non mi va più di fare ciò che faccio oggi. Perché non potrei? Io ora non ho voglia di crescere più del necessario. Rallentiamo, godiamoci il momento. Regà, vivetevela. Fate festa, sbagliate, crescete. Abbiamo solo 20 anni e tutto il tempo davanti. E anche quando ne avrete 30, continuerete a sbagliare. È normale, fa parte del gioco.

Il tuo rapporto con TikTok è diventato parte del tuo percorso artistico. Come è nato tutto?

Non era un progetto. Dovevamo far girare un ritornello che non era entrato in playlist, quindi abbiamo aperto TikTok. E poi è successo tutto. Per me TikTok è un modo di sfogare un’altra vena artistica. Non esiste arte di serie A e serie B.
Ora è pesante perché devi postare tanto, ma mi auguro un giorno di usarlo solo per condividere momenti veri: i miei cani, mia madre, mio padre, gli amici.

Parliamo del tuo pubblico. In una recente serata abbiamo visto entusiasmo puro. Che rapporto hai con la tua fanbase?

Sono timido, quindi quando mi fermano per strada non ragiono da Seltsam, ma da Lorenzo. Sabato un sacco di ragazzi mi hanno detto “Daje Seltsam”, e mi sono gasato a 3000 perché sogno un pubblico a 360°. Io cerco sempre di rispondere a tutti, mandare video… anche se a volte i messaggi sono tantissimi. Però li amo. Senza di loro noi non siamo nessuno.

L’ultima volta mi dicesti “ti prego, non dire che sono laziale”. Poi è arrivata “Mille Risse” allo stadio. Cosa è successo?

È successo che la canzone è andata allo stadio, Lazio–Torino. All’inizio non lo dicevo per paura dei tifosi, poi ho deciso di essere me stesso al 300%. La Lazio per me non è solo tifo: è uno stile di vita, una storia di non mollare mai. Dare qualcosa indietro a quella squadra è stato emozionante in un modo che non so spiegare.

E quando hai ricevuto la notizia di Sanremo?

La prima selezione l’ho saputa parlando con Cannella: stavo impazzendo. La seconda volta stavo giocando coi miei cani, mi chiama il team… e poi ho chiamato mia madre piangendo. Perché dopo tante porte in faccia, se ne apre una così grande… è indescrivibile.

Hai avuto un percorso veloce ma non immediato. Ti senti pronto per questo momento?

Sì, ma è stato giusto così. Se avessi avuto successo a 18 anni mi sarei perso. Ora ho maturità, professionalità, so perché faccio una canzone. Ho la sindrome dell’impostore, quindi lavorare è l’unica cosa che mi fa sentire legittimato. Il percorso è fondamentale quanto il risultato.

Cosa ti auguri che arrivi al pubblico con questa canzone?

La verità. La realtà. Io sono un amichevole cantante di quartiere, una persona semplice. Non voglio distanza: quando mi fermano per strada voglio che mi parlino, non che si emozionino. Ho 24 anni, avrei avuto mille occasioni per montarmi la testa, ma non è mai successo. Ho una famiglia forte e radici solide. Spero che chi mi ascolta si senta rappresentato nelle sue paure, insicurezze, felicità. Il messaggio è che siamo tutti uguali, tutti umani, tutti normali — nel senso più bello del termine.

“Scusa Mamma” segna per Seltsam una tappa importante, non solo artistica ma anche narrativa: un brano che restituisce al pubblico uno sguardo sincero sulla quotidianità dei vent’anni, con le sue contraddizioni e i suoi slanci. A Sanremo Giovani il cantautore romano porta una musica che non cerca sovrastrutture, ma si affida alla verità del racconto. Un percorso che continua a definire la sua identità artistica con chiarezza e coerenza.

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