Con FILO ROSSO, Rossella mette a nudo una parte essenziale della sua storia: una canzone che nasce da una crisi, attraversa la fragilità e approda a una rinascita fatta di consapevolezza e coraggio. È un brano che non si limita a raccontare un dolore, ma lo trasforma in un gesto di riconciliazione, tanto intimo quanto universale. Tra pop, scrittura cantautorale e una forte presenza di strumenti reali, Rossella costruisce un racconto che vibra di autenticità, attraversa le sue origini emotive e intreccia presente e passato in un dialogo che non smette di evolversi.
“FILO ROSSO” è un brano che parla di crisi e rinascita, di fragilità e coraggio. Quando hai capito che questo era il messaggio che volevi condividere con il pubblico?
Questo contrasto tra coraggio e fragilità mi appartiene come persona, quindi come artista. Quando ho deciso di dare spazio al mio amore per la musica mi sono fatta la promessa di essere autentica nella mia arte e di mettere nelle canzoni la mia vita e la mia storia.
Nel testo dici di aver immaginato di parlare con la bambina che sei stata. C’è qualcosa che quella bambina ti ha “risposto” durante la scrittura di questa canzone?
No, ma la cantava insieme a me, lo considero un buon segno da parte sua.
Musicalmente, il brano unisce sonorità pop e scrittura cantautorale con strumenti reali. Quanto è importante per te mantenere questa autenticità sonora in un’epoca così digitale?
Per questo progetto mi sembrava molto indicato mantenere un respiro umano dietro gli strumenti, sicuramente è un po’ in controtendenza ma credo fortemente che l’anima di chi suona in qualche modo trapeli e dia sempre qualcosa di unico.
Il videoclip di “FILO ROSSO” alterna realtà e racconto, e vede protagonista una bambina che interpreta te da piccola. Com’è stato rivivere, attraverso le immagini, un episodio doloroso del tuo passato?
È stato liberatorio. Mi ha aiutata anche a perdonare la mia storia e a spostare il focus da ciò che non è andato alle risorse che sono venute fuori grazie a quel dolore. È stato bello riabbracciare la bambina che sono stata attraverso Ludovica Zommers (la bambina che interpreta me), mi ha insegnato tanto.
Hai vinto il Premio Nazionale Cesare Filangieri con questo brano: cosa ha rappresentato per te questo riconoscimento proprio in un momento così significativo del tuo percorso artistico?
Sono stata felicissima perché dietro questo premio c’è molta cura per la musica emergente. Il tema di quest’anno era “la voce degli esclusi” e calzava perfettamente con FILO ROSSO, a cui voglio un bene particolare.
Dalla delicatezza di “SEMPRE” alla grinta di “MELA A METÀ”, fino alla profondità di “FILO ROSSO”, sembra che tu stia tracciando un filo narrativo molto personale. In che direzione sta andando ora la tua musica e cosa possiamo aspettarci dai prossimi capitoli del tuo viaggio?
Sto giocando con tanti colori che hanno fatto parte di questi anni e di me. Il prossimo capitolo sarà un po’ più arrabbiato e ferito.
Quali sono le 3 canzoni che non possono mai mancare nella tua playlist
“Sei nell’anima” di Gianna Nannini, che considero il mio terzo genitore. “Volevamo solo essere felici” di Francesco Gabbani, per la carica che trasmette. “Canzone” di Lucio Dalla, per la sua capacità di trasportarti in un altro mondo.
In FILO ROSSO, come nei brani che l’hanno preceduto, Rossella continua a tessere una narrazione intensa, personale e coraggiosa, capace di muoversi tra delicatezza e grinta, tra ferite e possibilità. La sua musica cresce insieme a lei, si arricchisce di nuovi colori e non teme di mostrarsi imperfetta, vulnerabile, viva. Se questo capitolo nasce da un dolore trasformato, i prossimi promettono di esplorare emozioni ancora più profonde e dirette. Un viaggio in continua evoluzione, guidato dalla stessa sincerità che rende Rossella un’artista impossibile da non ascoltare.

