Ho sempre pensato che esista un tempo giusto per ogni cosa. Un momento preciso in cui i pianeti si allineano, gli incastri della vita trovano finalmente il loro posto e ciò che sembra impossibile diventa improvvisamente naturale. Ecco, l’altro giorno nella mia vita è successo qualcosa di simile. Mi sono ritrovata ad assistere al concerto dei Negramaro. La cosa assurda? Scattando le foto direttamente da sotto palco, in una data indimenticabile: vent’anni dopo quell’iconico concerto di Capannelle.
Vent’anni. Io vent’anni fa di anni ne avevo 9. Una distanza che sembra enorme quando la si misura sul calendario. Ma che in un attimo può dissolversi in una nota, in una parola cantata all’unisono, in un’emozione che ritorna identica a se stessa. Vent’anni di “Nuvole e Lenzuola” e di “Tutto Scorre”. Vent’anni da un album che non ha semplicemente segnato un’epoca, ma ha attraversato generazioni. “Tutto scorre” è diventato, infatti, la colonna sonora di momenti, persone e ricordi, sicuramente dei miei.
Perché in quei vent’anni è cambiato tutto. Sono cambiate le città, le amicizie, i sogni, le priorità. Sono cambiate le versioni di me stessa che si sono succedute nel tempo. E’ cambiato il modo in cui quelle canzoni le ascoltavo, le cantavo, le urlavo e quelle su cui ci piangevo sopra. Eppure quelle canzoni sono rimaste sempre lì, capaci di riaprire cassetti della memoria che credevo chiusi e di riportarmi, in un istante, a momenti che pensavo lontanissimi. E poi c’era il pubblico. Un unico corpo vivo, in cui le età si mescolavano senza più distinzione: chi quel disco lo aveva vissuto vent’anni prima e chi lo stava scoprendo ora, chi lo aveva fatto crescere dentro pezzo dopo pezzo e chi lo cantava come se fosse sempre appartenuto a lui.
Non era la prima volta che ascoltavo la voce incredibile di Giuliano Sangiorgi, ma sentirlo accompagnare dai Negramaro penso che sia una delle fortune più grandi della vita. In quel momento ho capito che non era solo un concerto: era un luogo comune della memoria, dove vent’anni sparivano e restava soltanto ciò che quella musica aveva lasciato addosso a tutti. E così, mentre osservavo tutto da una prospettiva che la me bambina di nove anni non avrebbe mai immaginato, ho avuto la sensazione che il tempo non stesse passando, ma si stesse chiudendo in un cerchio perfetto.
Non so come definirlo se non magia. Perché certe coincidenze sembrano scritte da qualcuno che conosce già il finale della storia. E se poi ci aggiungo la presenza di Arisa che ci regala l’emozione di “La notte” non posso far a meno di pensare che un angelo nel cielo mi abbia regalato questo momento.
Un attimo per rallentare, tornare indietro, stringere i miei ricordi dentro al cuore ancora più forte rispetto a prima. E’ poi con “l’immenso” dedicato a tutte le persone che vorremmo riportare indietro che il mio cuore è esploso in un sonoro pianto liberatorio. E in quella sera, tra luci, musica e pelle d’oca, ho sentito che alcuni momenti arrivano esattamente quando devono arrivare. Dopo vent’anni, al posto giusto, nel momento giusto. Non vedo l’ora di riavvolgere il nastro, di nuovo.

