Enrico Nigiotti torna dopo sei anni con un album. “Maledetti innamorati” è un disco che ci ha messo tempo, crescita, consapevolezza. Un progetto ambizioso che racconta il tempo passato attraverso attimi di vita, momenti preziosi che l’artista racchiude nei pezzi. C’è un momento preciso, dentro quest’album, in cui l’ascoltatore capisce che Nigiotti non sta più cercando la canzone perfetta per la radio, ma quella giusta per sé stesso. Ed è lì che il disco trova il suo senso.
Niente fuochi d’artificio, niente virate improvvise: qui si gioca tutto sulla scrittura, su quella capacità sempre più rara di raccontare l’amore senza trasformarlo in slogan. Nigiotti resta fedele al suo linguaggio – diretto, quasi parlato – e costruisce un album che suona come una lunga lettera mai spedita. Un racconto dettagliato dei momenti migliori (e quelli più complicati) della sua vita.
L’album trova il suo centro emotivo nel brano presentato a Festival di Sanremo 2026, “Ogni volta che non so volare”. Una canzone delicata e trattenuta che riesce a coniugare intensità e autenticità senza mai scadere nella retorica. È in questo brano che emerge la maturità artistica di Nigiotti, capace di raccontare fragilità ed emozioni senza gridarle, lasciando che l’ascoltatore entri nel suo mondo piano piano.
I featuring
I featuring dell’album introducono aperture sottili e ben calibrate. La cosa che colpisce di più è la scelta stilistica di inserire “L’amore è / L’amore va”, un medley che unisce due singoli già esistenti: “L’amore è” di Nigiotti e “L’amore va” di Olly.
Non si tratta di un semplice featuring: è una scelta coraggiosa e insolita, perché mette in dialogo due visioni generazionali diverse dell’amore. Nigiotti porta la sensibilità riflessiva e introspettiva di chi ha già fatto esperienza, mentre Olly infonde al pezzo leggerezza, immediatezza e un linguaggio più contemporaneo.
Il risultato non è solo sonoro, ma anche narrativo. Attraverso l’alternanza delle due parti si percepiscono i diversi modi in cui le due generazioni vivono le relazioni: con i loro dubbi, le aspettative e i timori. Eppure, nonostante le differenze, emergono dei punti di incontro sorprendenti. Ci ritroviamo dei momenti in cui le emozioni diventano universali, dove l’esperienza e la freschezza si incontrano in una sintesi emotiva naturale e sincera. Questa scelta dimostra come Nigiotti non abbia paura di sperimentare con la forma, contaminando il suo mondo musicale con quello di altri artisti pur mantenendo la coerenza stilistica del disco. Il medley diventa così uno dei momenti più curiosi e riusciti dell’album.
Particolare attenzione merita anche “En e Xanax”, la celebre canzone di Bersani rifatta da Nigiotti con la partecipazione di Alfa per la serata cover di Sanremo. In questo brano l’incontro tra le due voci crea un contrasto interessante: Nigiotti mantiene la sua delicatezza e introspezione, mentre Alfa porta un linguaggio più diretto e contemporaneo. Questo duo da vita a una sfumatura più generazionale e urbana, che dialoga con il resto del disco senza romperne l’atmosfera raccolta e riflessiva.
Le tracce
Tra le tracce più evocative spicca “Temporali”, in cui l’influenza di July si percepisce chiaramente: l’apertura con cinguettii rasserenanti evoca la calma che segue una tempesta o quella sospesa che precede l’arrivo del temporale. È un piccolo dettaglio sonoro che trasmette subito uno stato emotivo preciso e mette in mostra il lato più atmosferico e meditativo di Nigiotti, conferendo all’album un equilibrio tra tensione e serenità.
Nel complesso, Maledetti innamorati è un disco che vive più di atmosfere e di scrittura che di ritornelli immediati, un lavoro coeso e coerente che lascia spazio alla voce e ai testi di Nigiotti come veri protagonisti. Ogni traccia sembra dialogare con le altre, costruendo un flusso emotivo continuo che accompagna l’ascoltatore tra introspezione, nostalgia e delicatezza, rendendo l’album un’esperienza d’ascolto intima, intensa e capace di restare dentro chi ascolta molto tempo dopo la fine delle canzoni.

