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Ligabue all’Olimpico, la notte delle “Certe Notti”: Roma canta trent’anni di storia

Ci sono concerti che celebrano un anniversario e concerti che riescono a trasformare quell’anniversario in una storia. “La Notte di Certe Notti” di Ligabue, andata in scena allo Stadio Olimpico di Roma il 12 giugno, appartiene alla seconda categoria.

L’appuntamento romano inaugura il ciclo di concerti negli stadi italiani con cui Luciano Ligabue festeggia i trent’anni di “Certe Notti”, uno dei brani simbolo della musica italiana degli anni Novanta. Una ricorrenza che avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un esercizio nostalgico e che invece il rocker di Correggio sceglie di raccontare come un viaggio dentro la propria carriera, senza rinunciare a uno sguardo sul presente.

Lo spettacolo si sviluppa attraverso quattro capitoli ben distinti, costruiti attorno ad alcuni degli album più rappresentativi del repertorio di Ligabue. Il filo conduttore è un immaginario che guarda a Las Vegas: una città simbolo della festa permanente, dell’eccesso e del divertimento, ma anche delle contraddizioni del nostro tempo. Un’idea che attraversa tutta la produzione visiva, fatta di insegne luminose, richiami ai casinò e atmosfere da grande show americano.

L’apertura

L’apertura è affidata a “Balliamo sul mondo”, preceduta da un’introduzione che alterna immagini dell’attualità globale e la figura di Little Taver, storico personaggio di Radiofreccia riportato sul palco come elemento narrativo dello spettacolo. È un inizio potente, che mette subito in chiaro la volontà di tenere insieme memoria e contemporaneità, passato e presente, radici ed evoluzione. Da lì il concerto prende velocità con una raffica di classici del primo album: “Marlon Brando è sempre lui”, “Bambolina e Barracuda”, “Non è tempo per noi” e una intensa “Piccola stella senza cielo” che rappresenta uno dei primi grandi momenti emotivi della serata, dove ti guardi intorno tra la folla di gente e pensi “ok, sono nel posto giusto”.

Certi giorni ci chiediamo «è tutto qui? »
E la risposta è sempre sì
Non è tempo per noi
Che non ci svegliamo mai
Abbiamo sogni però
Troppo grandi e belli, sai
                                                                              

Ligabue – Non è tempo per noi

La sezione dedicata a “Miss Mondo” conferma quanto quel disco continui a occupare un posto speciale nel cuore del pubblico. Nonostante siano passati tanti anni, la folla canta a squarciagola come se fosse in trance. Se questo è l’effetto della musica di qualità, non svegliateci.
“Si viene e si va”, “L’odore del sesso” e “Il mio nome è mai più”, quest’ultima accompagnata con messaggi contro i conflitti in corso a Gaza, in Ucraina e in Sudan. In uno spettacolo costruito per celebrare una carriera, è probabilmente il momento più politico e contemporaneo della serata. Non dimentichiamo che la musica non è solo divertimento, ma anche partecipazione. Poi c’è “Una vita da mediano”, e non serve aggiungere altro.

Non manca lo spazio per il Ligabue più introspettivo. “Ti sento”, “Eri bellissima” e “Questa è la mia vita” preparano il terreno a una delle canzoni più importanti della sua storia artistica, “Sogni di rock’n’roll”, presentata come il brano che gli fece capire di voler davvero scrivere canzoni. È uno dei tanti passaggi in cui il concerto assume i contorni di un’autobiografia musicale condivisa con il pubblico.

E ora che ci sei,
dato che ci sei,
fammi fare un giro su chi non son stato mai
Dato che ci sei
Come io vorrei

Ligabue – Questa è la mia vita

Particolarmente significativo anche il debutto di “Nessuno è di qualcuno”, nuova canzone dedicata al tema della violenza contro le donne e accompagnata da un video che coinvolge numerosi volti dello spettacolo e della cultura italiana a sostegno della campagna “Una Nessuna Centomila”. Un momento che interrompe volutamente il clima festoso per riportare l’attenzione su una realtà che non deve più essere ignorata.

Nel finale il concerto ritrova tutta la propria dimensione rock. “Lambrusco e Pop Corn”, “Urlando contro il cielo”, “Leggero”, “Quella che non sei” e “Happy Hour” trascinano l’Olimpico verso l’ultima parte dello show. Qui emerge con forza la qualità della band, impreziosita dalla presenza contemporanea di tutti i chitarristi che hanno accompagnato Ligabue nelle diverse fasi della sua carriera: Fede Poggipollini, Max Cottafavi, Mel Previte e Niccolò Bossini. Un vero e proprio incontro generazionale che aggiunge valore simbolico all’intera operazione.
Una reunion memorabile.

Il bis è quello che tutti aspettano. “I ragazzi sono in giro” accende l’ultimo boato dello stadio prima dell’arrivo di “Certe Notti”. Quando le prime note risuonano nell’Olimpico, il concerto smette definitivamente di essere uno spettacolo e diventa un rito collettivo. Trent’anni dopo la sua pubblicazione, quella canzone continua a funzionare come una macchina del tempo capace di collegare generazioni diverse attraverso gli stessi ricordi, le stesse emozioni e la stessa voglia di cantare insieme.

Certe notti se sei fortunato
Bussi alla porta di chi è come te
C’è la notte che ti tiene fra le sue tette
Un po’ mamma, un po’ porca com’è
Quelle notti da farci l’amore
Fin quando fa male, fin quando ce n’è

Ligabue – Certe Notti

Più che una semplice celebrazione, “La Notte di Certe Notti” è la dimostrazione di come Ligabue continui a occupare un posto unico nella musica italiana. Non perché insegua le mode o reinventi la propria formula, ma perché conosce perfettamente il linguaggio del grande concerto popolare e continua a usarlo per raccontare storie che parlano ancora a migliaia di persone.

Ad altri 30 anni così.