C’è chi sceglie di nascondere le proprie fragilità e chi invece le trasforma in musica. ioemeg torna con “ventisette”. Un progetto intimo e autentico che racconta un percorso di crescita personale fatto di ferite, consapevolezza e rinascita. Un EP che nasce dall’esigenza di guardarsi dentro, lasciare andare ciò che non ci appartiene più e ritrovare la propria voce attraverso l’esperienza. Con una scrittura sincera e diretta trasforma il dolore e il cambiamento in canzoni capaci di parlare a chiunque abbia vissuto una trasformazione profonda. Ne abbiamo parlato con lei.
“ventisette” racconta un percorso di crescita personale: qual è stata l’esperienza più difficile che ha ispirato questo progetto?
“ventisette” è una somma di esperienze che mi hanno fatto rivalutare il modo che avevo di vedere il mondo. Sicuramente l’essere uscita da una rete di comportamenti tossici, narcisisti e manipolatori, insieme alle critiche fatte per fare audience, hanno permesso la scrittura dei brani. Alcune di queste esperienze, infatti, le si possono notare sulla copertina, scritte nero su bianco, senza più avere paura di parlare.
Nel tuo EP emerge spesso il tema del “lasciare andare”: cosa significa per te, concretamente, imparare a lasciare andare qualcuno o qualcosa?
Secondo me è una delle più grandi forme d’amore, a volte proprio verso noi stessi. Il tema viene affrontato in modo molto ampio e riguarda anche la perdita. Ci sono brani dove il “lasciare andare” diventa fondamentale per riuscire a ritrovare se stessi attraverso il dolore. Però bisogna imparare a lasciare andare, e credo che sia una delle lezioni più importanti che la vita possa offrirci. Non ci sono libri o manuali che insegnino come farlo, solo esperienze che diventano parte del nostro bagaglio.
Hai descritto “ventisette” come un viaggio tra fragilità e rinascita: in quale momento ti sei resa conto di stare davvero “fiorendo”?
Il momento esatto non lo saprei dire, so però che è stato un lungo processo di guarigione che ha portato molta consapevolezza e crescita. Sicuramente l’aver trovato persone in grado di valorizzarmi mi è stato molto d’aiuto per comprendere il mio valore, e la fioritura è iniziata proprio così.
La tua scrittura è molto intima e diretta: quanto è difficile trasformare emozioni personali in musica senza proteggersi troppo?
È molto difficile per me, infatti ciò che cerco di fare è utilizzare le mie emozioni e la visione che ho del mondo per raccontare storie di vita che non sono necessariamente le mie. Per me è fondamentale “rubare” dal mondo che mi circonda, da una stretta di mano per strada, dalla risata di un bambino che gioca con i nonni, da tutto ciò che è la quotidianità. Quindi, si, è molto difficile lasciare l’armatura da parte, ma se vuoi toccare il cuore delle persone devi prima riuscire a sentire il tuo.
Guardando al tuo percorso, da “La Fine del Mondo” fino a oggi, cosa senti che sia cambiato di più in te come artista e come persona?
C’è stata una grande crescita a livello personale e si è sviluppata una maturità artistica molto più “adulta” e consapevole. Sicuramente, ciò che sento di più come cambiamento, è la forte necessità di ritornare alle mie origini, andando a scremare leggermente le sonorità elettroniche per fare spazio agli strumenti “veri”. Penso che lo si potrà sentire a pieno nel percorso segnato dalle varie tracce dell’EP. L’ordine dei brani, infatti, testimonia questo percorso, pensato per essere un viaggio senza fine, come fosse un cerchio che ruota intorno ad un unico numero cardine della mia vita, il “ventisette”.
Tra esperienze difficili, nuovi equilibri e una ritrovata consapevolezza artistica, “ventisette” si presenta come il capitolo più maturo del percorso di ioemeg. Un lavoro che invita ad accogliere la vulnerabilità come strumento di crescita e che racconta il coraggio di lasciare andare ciò che non ci fa più bene per fare spazio a nuove possibilità. Attraverso sonorità più autentiche e una scrittura che non ha paura di mettersi a nudo, la cantautrice torinese firma un EP intenso e personale, trasformando il proprio vissuto in un messaggio di forza e rinascita. Un viaggio che, proprio come suggerisce lei stessa, continua a girare attorno a quel numero simbolico: ventisette.

