A tre anni da La notte, Ariete torna con Tutti tornano a casa, il suo terzo album in studio, pubblicato il 2 ottobre per Bomba Dischi, in licenza Warner Records Italy. Dodici tracce che segnano un nuovo capitolo del percorso della cantautrice. Il frutto di un periodo lontano dai riflettori durante il quale la scrittura è diventata uno strumento per rimettere a fuoco sé stessa e il proprio rapporto con gli altri, la vita che scorre e soprattutto la musica.
Il filo conduttore dell’album? Lo troviamo già nel titolo. Casa non è soltanto un luogo fisico, è la dimensione emotiva che può coincidere con una persona, un ricordo o la possibilità di ritrovare un equilibrio personale. Un concetto che Ariete aveva già trattato, ma che oggi sviluppa con una tracklist che ci racconta relazioni, distacchi, fragilità e cambiamenti, senza abbandonare quella scrittura diretta che ha contribuito a definirne l’identità artistica.
Un percorso che parte dall’introspezione
L’apertura è affidata a L’alveare, brano che introduce il tema dell’appartenenza attraverso la metafora di un luogo sicuro dal quale, allo stesso tempo, è necessario trovare il coraggio di allontanarsi. Pianoforte e archi accompagnano una costruzione delicata, che stabilisce fin da subito il tono del disco. Il ritorno, nella visione di Ariete, non coincide necessariamente con un passo indietro: può essere anche il risultato di un percorso che permette di riconoscere ciò che conta davvero.
Il racconto prosegue tra le diverse sfumature delle relazioni. “Capricci e Rivoluzione” – senza dubbio i miei brani preferiti – affrontano le incertezze che accompagnano i legami sentimentali, mentre La mia bocca, la tua bocca si confronta con la fine di una storia e con la persistenza dei ricordi. Non c’è soltanto la nostalgia per ciò che è stato, ma anche il tentativo di accettare che alcune esperienze continuino a far parte di noi pur non avendo più un posto nel presente.
Tra i momenti più intensi si inserisce “Tachicardia“, legata all’elaborazione di una perdita personale. Qui la dimensione autobiografica si fa più evidente e la vulnerabilità diventa parte integrante del racconto, senza trasformarsi in una ricerca forzata dell’effetto emotivo. È uno dei passaggi in cui emerge con maggiore chiarezza il senso del progetto: fare i conti con ciò che ci ha cambiati, anche quando non esiste una soluzione immediata.
Le collaborazioni e il rapporto con Roma
Le quattro collaborazioni presenti nell’album ampliano il racconto senza modificarne il centro. “Che bella vita“, con Angelina Mango, guarda agli incontri inattesi e alla loro capacità di cambiare una traiettoria; “Mano nella mano“, con Fulminacci, porta invece nella narrazione immagini della quotidianità romana, trasformando strade, spostamenti e luoghi familiari in elementi di una storia personale.
Con “Casa mia/casa tua“, insieme a Tredici Pietro, il disco si sposta verso i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, mentre “Quando la luna si accende“, con prima stanza a destra, introduce una dimensione sonora più dilatata, vicina al dream pop. Le collaborazioni funzionano soprattutto quando le diverse sensibilità si inseriscono nel mondo di Ariete senza sovrastarlo, contribuendo a esplorare nuove sfumature dello stesso tema.
Roma rimane una presenza riconoscibile, non soltanto come riferimento geografico, ma come spazio vissuto nel quale si sedimentano incontri, abitudini e ricordi. È una quotidianità concreta, lontana dalle immagini idealizzate, che aiuta a rendere il racconto più aderente all’esperienza dell’artista.
Un’evoluzione sonora che conserva la propria identità
Dal punto di vista musicale, Tutti tornano a casa amplia il linguaggio di Ariete. La componente acustica, costruita attorno a chitarre e pianoforte, convive con arrangiamenti più stratificati, archi e aperture elettroniche. La produzione di Golden Years contribuisce a dare continuità a un progetto che cerca un equilibrio tra immediatezza pop e ricerca di nuove soluzioni sonore.
L’evoluzione non passa attraverso una rottura netta con il passato, ma attraverso una maggiore varietà negli arrangiamenti e nella costruzione dei brani. Ariete mantiene al centro la voce e la scrittura, lasciando che le produzioni accompagnino i cambiamenti emotivi delle canzoni. Se alcune tracce rimangono vicine a coordinate già familiari, Quando la luna si accende rappresenta uno degli episodi più interessanti per l’apertura verso atmosfere dream pop.
A chiudere il disco è Seduta n.65, brano che richiama esplicitamente il percorso psicoterapeutico dell’artista. La scelta di concludere con una traccia così personale dà al progetto una direzione precisa: dopo aver attraversato relazioni, perdite e ricordi, il punto di arrivo diventa il confronto con sé stessi. Non una risposta definitiva, ma una nuova consapevolezza dalla quale ripartire.
Il significato di tornare
Con Tutti tornano a casa, Ariete costruisce un album coerente, nel quale il tema del ritorno diventa il pretesto per raccontare una fase di cambiamento personale e artistico. Il disco non rinnega gli elementi che hanno caratterizzato i lavori precedenti, ma li rilegge attraverso uno sguardo più consapevole, accompagnato da una maggiore varietà sonora.
Il suo punto di forza è la capacità di mantenere un’identità riconoscibile senza rinunciare a qualche apertura. La scrittura resta il centro del progetto, mentre le produzioni contribuiscono ad ampliare un universo musicale che non ha bisogno di stravolgersi per mostrare nuove possibilità.
La casa evocata nel titolo, alla fine, non è necessariamente un posto in cui tornare. È piuttosto un equilibrio da costruire, una consapevolezza che cambia insieme a chi la cerca. E in questo percorso Ariete individua una nuova direzione per la propria musica: non la necessità di ricominciare da zero, ma la possibilità di ripartire da sé.
