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La fame dei Cara Calma: sudore e provincia sotto il palco del Traffic Live

Dopo un anno, il Traffic Live di Roma riaccende le luci del suo palco per riabbracciare i Cara Calma, la band bresciana reduce dall’uscita di “Vienimi_a_cercare”. Il trio composto da Riccardo Taffelli, Cesare Madrigali e Fabiano Bolzoni, per questo nuovo tour, arruola ufficialmente un nuovo componente: alla chitarra arriva Alessio Simonazzi. Un innesto che porta colore e quel tocco di personalità in più a un progetto già carico di passione.

Non è un caso, infatti, che con i Cara Calma sia stato amore al primo — distratto — ascolto. Ebbene sì: io, figlia dell’indie italiano, in una serata estiva sperduta tra le campagne abruzzesi mi sono ritrovata ad ascoltare “Altalene”. È stato amore. Per le grandi penne quello che sto raccontando potrebbe essere un “errore”, ma per me no. Io la musica la vivo così: come un piccolo diario in cui racchiudere vita, ricordi ed emozioni donate al tempo che corre sempre fin troppo veloce. E quindi ben venga quel ricordo, quel battito accelerato. Lo stesso che ho provato sotto cassa il 6 marzo.

Ed eccoci qui, seduti davanti a questa pagina bianca, per raccontare un live che racchiude tutto: sudore, fatica, amore, dedizione, ma soprattutto fame. Sì, perché quando sento parlare dei Cara Calma la prima parola che mi viene in mente è proprio fame. Quella voglia di spaccare tutto, quella necessità che solo chi viene dalla provincia riesce a capire. Quella ricerca spasmodica di fuggire da una realtà che, sì, è casa, ma che allo stesso tempo ci tarpà le ali e ci costringe ad alzare la testa per trovare una via d’uscita.

Il live

E la fame dei Cara Calma si sente tutta, già dalle prime note. Il live parte forte con Anime & Ket4mina, una di quelle aperture che non chiedono permesso: entrano dritte nello stomaco. Il pubblico del Traffic Live si scalda subito e la sensazione è quella di trovarsi davanti a una band che non ha nessuna intenzione di trattenersi. E non lo fa.

Con Niente di che e Venerdì il ritmo non cala, anzi. È uno di quei momenti in cui capisci che la serata non sarà una semplice successione di brani, ma un viaggio emotivo condiviso. Sotto palco si canta, si spinge, si suda. E sopra palco loro restituiscono tutto con una presenza ruvida, vera, senza filtri. C’è un legame invisibile quando entri ad un concerto rock, un filo rosso presente solo quando le note diventano più forti, quando i bpm si alzano e la musica sovrasta i pensieri. Una sorta di urgenza collettiva che ti fa urlare, pogare e stringerci – sempre più vicini.

Quando arrivano Rispettare i centimetri, Ci dicevano e Giovani ancora si entra nel cuore del loro racconto. È la provincia, sono le notti troppo lunghe e i sogni che sembrano sempre un passo più in là. È quella sensazione di essere sospesi tra il voler restare e il voler scappare. Poi esplode Brescia Inferno, che dal vivo è esattamente quello che promette il titolo: un incendio che divampa dentro ognuno di noi. Il pubblico la conosce, la vive, la canta come un manifesto, cantando ognuno il loro piccolo inferno quotidiano. Subito dopo Valanga travolge la sala, mentre Male Cane e Panico tengono il live su un livello di tensione altissimo.

La parte centrale arriva con SOS. Tutto si calma e ci viene mostrata l’altra faccia della band: quella più emotiva, quasi fragile, dove le chitarre e la batteria lasciano spazio alle parole, alla voce di Riccardo e alle storie che ognuno sotto palco sembra riconoscere come proprie. Ci ritroviamo tutti seduti, in cerchio. Torniamo indietro nel tempo quando ci bastava davvero solo una chitarra per godere della musica ed è stato questo, senza alcun dubbio, il mio momento preferito. Dopotutto sono pur sempre figlia del cantautorato italiano e dell’indie romano.

Con VMDV si arriva alla fine del set principale, ma è solo una pausa momentanea. Perché i Cara Calma tornano sul palco con tre colpi finali che sono ormai una dichiarazione d’identità. Fare Schifo viene cantata a squarciagola da tutto il Traffic Live, mentre Vienimi_a_cercare porta sul palco l’energia dell’ultimo lavoro della band.

E poi arriva lei, Altalene. Il cerchio che si chiude. Il pezzo che, almeno per me, ha fatto partire tutto. Sentirla dal vivo significa tornare esattamente a quel primo ascolto distratto tra le campagne abruzzesi. Solo che stavolta il battito è più forte, il volume è più alto e sotto quel palco ci sono molte più persone a condividerlo, tra cui la persona che quest’amore l’ha fatto sbocciare.

E mentre le ultime note di Altalene si dissolvono tra le luci del Traffic Live, resta addosso quella sensazione difficile da spiegare a parole. Quella che solo certi concerti riescono a lasciarti addosso: un misto di stanchezza, adrenalina e gratitudine.

I Cara Calma sul palco non sono solo una band. Sono quattro ragazzi che portano con sé la provincia, le notti troppo lunghe, la voglia di urlare e quella fame che non si placa mai davvero. Quella fame che li spinge a salire su un furgone, macinare chilometri e trasformare ogni palco in casa per un’ora e mezza. E forse è proprio questo il segreto: la verità. Nessuna posa, nessuna distanza. Solo canzoni che diventano storie condivise tra chi sta sopra e chi sta sotto al palco.

Quando si riaccendono le luci e la sala lentamente si svuota, resta la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di semplice ma necessario. Perché in fondo la musica serve anche a questo: a ricordarci che, nonostante tutto, siamo ancora qui. Ancora vivi. Ancora giovani abbastanza da cantare a squarciagola sotto un palco.

E se c’è una cosa che i Cara Calma continuano a dimostrare, concerto dopo concerto, è che quella fame non solo non se n’è mai andata. Sta crescendo. Sempre di più. Anche con tutti i casini di un live in cui tutto decide di saltare.