Con “Che fastidio!” Ditonellapiaga ha fatto una cosa rara sul palco di Sanremo: ha riso di tutto, soprattutto di sé stessa, senza mai perdere lucidità. Un brano che sembra leggero e invece pesa, perché dentro quell’elenco di irritazioni quotidiane — sociali, culturali, emotive — ci finiamo tutti. Nessuno escluso. È pop che non consola, ma accompagna. E osserva.
L’autoironia è la vera chiave del pezzo: Ditonellapiaga non si mette sopra il mondo che racconta, ci sta dentro fino al collo. I fastidi che snocciola non sono solo manie individuali, ma sintomi collettivi di una società che vive di immagine, performance e aspettative. “Che fastidio!” diventa così uno specchio affilato della contemporaneità, capace di riflettere soprattutto le dinamiche dello star system, con i suoi rituali, le sue pose e le sue contraddizioni.
Musicalmente il brano è teso, pulsante, calibrato al millimetro per sostenere un testo che non ha bisogno di urlare per farsi sentire. È un electropop nervoso, elegante, mai compiacente. Un pop adulto, consapevole, che non ha paura di risultare scomodo mentre ti fa muovere la testa.
Il Festival ha certificato questa forza anche nei numeri e nei momenti simbolici: la vittoria della serata delle cover, insieme a Tony Pitony, con una versione di The Lady Is a Tramp brillante e teatrale, ha mostrato un’artista capace di giocare con i codici della tradizione senza snaturarsi. Un colpo di stile, prima ancora che una prova vocale.
E poi il risultato finale: terzo posto in classifica, che suona come una conferma più che come una sorpresa. Perché “Che fastidio!” non è una canzone costruita per piacere a tutti, ma per parlare a molti. Ed è proprio questo il suo punto di forza.
Ditonellapiaga esce da Sanremo 2026 con un brano che resta, che si insinua, che torna. Una canzone che fotografa il presente con ironia e intelligenza, ricordandoci che a volte riconoscersi in un fastidio è il primo passo per sentirsi un po’ meno soli.

