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Il punto da cui si vola: WowDrugo racconta il suo universo

Nel percorso di Wow Drugo, che dalle prime tracce pubblicate è arrivato oggi a un immaginario sempre più riconoscibile, convivono visioni intime e un’urgenza civile che non smette di spingere in avanti. La sua musica procede per contrasti, per aperture improvvise e osservazioni sottili, costruendo un viaggio che porta fino a Belvedere sullo spazio, un luogo mentale dove fragilità e immaginazione diventano prospettiva.

Dal debutto con Cattedrali fino al nuovo singolo Resistenza, stai costruendo un percorso che unisce visione, delicatezza e urgenza civile. Come convivono questi due mondi – quello immaginifico e quello più diretto – nella tua identità artistica e nel viaggio che porta a Belvedere sullo spazio?

Nel continuo scontro tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere troviamo quella che è poi la nostra verità. La verità è ciò che voglio portare nella mia musica. E la verità è sempre un insieme di contrasti e sfumature, di contrazioni e fragilità. La verità è quel punto dove ognuno dei nostri mondi si incontra.

Cattedrali celebra la potenza dell’immaginazione, mentre Resistenza è un invito a risvegliarsi e non cedere all’assuefazione. Quanto è importante per te questo equilibrio tra fuga e radicamento, tra il volo e la presa di posizione, nella tua scrittura?

Non ricerco l’equilibrio, anzi. È proprio nel momento in cui stai per cadere o per spiccare il volo che la musica viene in sostegno. Scrivere è per me un atto liberatorio e di grande catarsi. Mi aiuta a tirare fuori ciò che penso e che non dico. Per questo, a volte, nell’atto creativo ho ben chiaro il punto di partenza ma non quello di arrivo. Ed è sempre una fantastica scoperta la magia di quell’atto.

Il tuo album nasce da un percorso lungo e condiviso, costruito insieme a Matteo Ruperto e arricchito dall’apporto di musicisti e amici. Com’è stato portare un’intimità così forte – chitarra, voce, fragilità – dentro un processo creativo collettivo?

Quando decidi di condividere con il mondo quella parte così profonda e intima che sono le tue canzoni ti prepari a fare un salto nel vuoto. Era inevitabile per me iniziare questa terapia d’urto in uno spazio abitato da persone amiche e predisposte ad accogliere la portata di quella condivisione. La fortuna è stata di aver trovato, anche in chi ho conosciuto durante il percorso, grande corrispondenza tra il valore artistico, altissimo, e quello umano.

Accanto alla musica porti avanti un progetto digitale molto personale: un sito che ricorda l’energia dei primi Myspace, un luogo di immagini e suggestioni. Che ruolo ha per te questo spazio visivo e narrativo? È un’estensione delle tue canzoni o un modo diverso di raccontare chi sei?

Mi piace l’idea di libertà che uno spazio del genere può darmi. La mia musica non è tra le più immediate e ho pensato che un lavoro del genere potesse aiutare me e chi l’avrebbe ascoltata ad entrarci dentro in modo più profondo. Sono consapevole della velocità con la quale oggi consumiamo storie e narrazioni. Ed è anche per questo che per me è affascinante e rivoluzionario pensare che se la soglia dell’attenzione sui social è di 3 secondi qualcuno possa prendersi la briga di scoprire il racconto che fa un’artista emergente di una canzone che ancora deve uscire. E poi mi diverto tantissimo a sperimentare con il mio amico @kappa_punto con il quale sto condividendo questo percorso. La nostra ambizione ha superato di gran lunga il nostro talento, per citare un vecchio film.

Hai definito il “belvedere sullo spazio” come un punto panoramico della mente, da cui l’immaginazione permette di prendere il volo. Qual è il volo più alto che hai fatto grazie alle tue canzoni, e cosa cerchi quando ti affidi all’immaginazione nella scrittura?

Ogni volo è una storia e ogni storia ha la sua unicità. Mi piace pensare che il volo più alto deve ancora arrivare, è un bell’incentivo per abbracciare quello che si presenta davanti a noi. Nella scrittura provo ad assecondare le suggestioni che ricevo dall’esterno e ad intrecciarle con quello che ho dentro, cerco quello che non so.

Il tuo percorso, dalla Calabria a Roma fino a Officina Pasolini, è fatto di ascolto, incontri e ricerca. Qual è la lezione più significativa che porti con te da questo viaggio e in che modo vive dentro Cattedrali, Resistenza e nel tuo disco d’esordio?

Nel mio percorso ho imparato a rispettare quello che sono, anche quando non mi piaceva affatto, e farlo mi aiutato a capire quello che voglio essere. E ho capito che quello che voglio essere non è poi distante da ciò che sono. Ho solo bisogno di un po’ di coraggio in più e di altri ascolti, di altri incontri, e di continua ricerca. Questo disco è quindi contemporaneamente un punto di partenza e un punto di arrivo.

Nelle parole e nelle canzoni di Wow Drugo si incontrano slanci, esitazioni, rivelazioni: un equilibrio mai statico, che somiglia più a un movimento continuo che a una destinazione. Belvedere sullo spazio nasce proprio da questa tensione: un disco che guarda lontano restando a contatto con ciò che è profondamente umano. E se ogni volo è una storia, forse il più alto — come dice lui — deve ancora arrivare.

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