Venerdì sera, all’Atlantico di Roma, i Finley hanno riportato sul palco un pezzo di storia per chi è cresciuto, come me, con la loro musica. Il prossimo 31 marzo Tutto è possibile, il primo album della band, compierà 20 anni. 20 anni di sano rock, con alti e bassi, ma sempre con amore. Un amore reciproco tra il pubblico – soprattutto i fan storici – e Pedro, Ka, Dani e Ivan.
Un amore che non è mai venuto meno durante queste due decadi, anzi, che è cresciuto e si è evoluto, rimanendo sempre un legame indissolubile e incondizionato. Lo testimonia il calore del pubblico che li accoglie appena salgono sul palco e partono le prime note di Tutto è possibile, la title track dell’album.
Immediatamente siamo riportati con la mente al momento in cui abbiamo sentito questa canzone per la prima volta. Io, ad esempio, avevo a malapena 10 anni e guardavo Festivalbar comodamente sul divano di casa. In quel momento non avrei mai pensato che quei ragazzi giovanissimi sarebbero stati la band che mi avrebbe tenuta per mano per i successivi vent’ anni, senza lasciarla mai. All’alba dei trent’anni, adesso, sono sempre più convinta della scelta, ai tempi inconsapevole, di seguire e di credere nel sogno dei Finley.
“Ho fatto una promessa tempo fa” canteranno poi anni dopo in “Sempre solo noi“, quello che di fatto è diventato un inno e una canzone descrittiva della storia della band e del rapporto che si è creato negli anni con il loro pubblico.
Il live percorre la tracklist completa dell’album, continua con potenza con alcune delle canzoni più forti dell’album e della loro discografia: “Sole di settembre“, “Fumo e cenere” e “Diventerai una star“. Inutile dirvi che il pubblico non ha mancato neanche una parola.
Nel mezzo quella che per me è una chicca sottovalutata: “Addio. Addio” è una di quelle canzoni che capisci crescendo, quando ti trovi in situazioni complicate, e l’unica soluzione è andar via, anche se fa male. “Per sempre” è stata un mix tra una carezza sull’anima e una pugnalata dove fa più male. Non mi vergogno a dire che ho pianto pensando a tutte le stelle che mi guardano da lassù e che spero mi stiano facendo da guida.
Una in particolare sarebbe dovuta essere sotto palco insieme a me e a tutto il gruppo di mie amiche. A volte la vita gioca brutti scherzi e ti porta via chi è stato con te negli anni più belli. Sta a noi mantenere vivo il suo ricordo, ed è bello farlo sulle note di questa canzone. “Scegli me” completa il momento commozione, anche questa cantata a squarciagola e con le torce dei telefoni alzati.
Con Sirene i Finley tornano ad alzare il volume. Sparita per lungo tempo dalla scaletta, è tornata a trovarci un posto che noi tutti speriamo non perda mai. Anche soltanto per urlare “stai zitta” con tutto il fiato che abbiamo in corpo.
Chiude la parentesi anniversario Run Away, anche questa abbastanza sottovalutata ma che live trova una veste grintosa che ho molto apprezzato. Non poteva poi mancare anche un accenno di Dentro alla scatola. Seguono altri classici dei live dei Finley, come Il tempo di un minuto, Ad occhi chiusi e Adrenalina. Bellissimo il momento acustico, con Pedro alla voce e Ka alla chitarra, con Ricordi, Per la vita che verrà (sì, quella di Camp Rock) e Un’altra come te.
Trovano spazio anche pezzi nuovi, come Killer, I miei amici , A me piace il punk rock e Perdonaci (la mia preferita di Pogo Mixtape). E a proposito di pogo, devo dire che non è mancato, soprattutto nella seconda metà del live. Incitati in particolar modo da Pedro e Ka, si è aperto un dignitoso circle pit molto intenso.
Altro momento emozionante è quello di Meglio di noi non c’è niente. Una canzone d’amore che di fatto nel tempo è diventata indirettamente una dedica ai fedelissimi che non li hanno mai abbandonati, e che è sempre emozionante da sentire live. A chiudere il live invece Domani, altro classicone cantato a squarciagola.
Questo live è stato la conferma che i Finley hanno ancora tanto da dire, tanta energia da dare e tanti poghi da aprire. Come ha detto Pedro, sotto il loro palco e nella loro musica c’è sempre posto per noi, sono luoghi che possono essere casa. E questo è un concetto che amo e in cui personalmente credo molto. Sono poche le band che mi danno questa sensazione di casa, di sicurezza e di familiarità – le conto su una mano e ho anche spazio che mi avanza – e i Finley sono assolutamente tra quelle.
Questo concerto è stato l’ennesima conferma che alcune band non smettono mai di far parte della tua vita. Cambiano le persone, cambiano gli anni, ma certe canzoni restano esattamente dove le avevi lasciate. Custodite vicino al cuore, dove teniamo le cose più belle.

