Ci sono concerti a cui vai sapendo già cosa aspettarti. Canzoni che conosci da anni, ritornelli che hai cantato centinaia di volte, un’idea precisa di quello che succederà. E poi ci sono serate che, senza stravolgere nulla, riescono comunque a sorprenderti.
Giovedì sera all’Auditorium Parco Della Musica di Roma, Nek ci ha regalato un live che attraversa tutta la sua carriera, tra classici che il pubblico conosce a memoria e momenti più intimi, capaci di fermare il tempo per qualche minuto. Quest’anno Filippo Neviani, porta sul palco le sue canzoni in versione power trio. Ad accompagnarlo gli storici Luciano Galloni alla batteria e Emiliano Fantuzzi alla chitarra.
Ed è nella veste di power trio che la sua musica, a mio avviso, rende di più: basso quasi sempre tra le mani, batteria incalzante e chitarra potente, le canzoni in questa chiave, dalle storiche Laura Non C’è alle chicche come Va Bene Così, raggiungono così la loro più elevata potenza.
Potenza che troviamo anche nella semplicità con cui veniamo accolti al soundcheck, un paio di ore prima dell’inizio del live. Entro nella sala Santa Cecilia non in veste di giornalista, ma di iscritta al fanclub da anni. Già il fatto che un artista del suo calibro, con la carriera ultra trentennale che ha alle sue spalle, dice molto della sua persona. Non tutti gli artisti permettono agli “esterni” di entrare in un momento così delicato del pre live come il soundcheck.
Filippo si siede al bordo del palco, ci sorride e ci saluta come se fossimo amici da una vita. E in realtà è proprio questa la sensazione che si ha incontrandolo: un uomo gentile, disponibile e molto alla mano, aperto sia alle chiacchiere che ai discorsi più profondi. Non c’è assolutamente “distanza” o “freddezza“: c’è una persona che ama ciò che fa, ama la musica e condividere tutto questo con il proprio pubblico.
Nel corso del live parla di quanto la poesia lo abbia ispirato nella scrittura delle canzoni, citando ad esempio Jacques Prévert come ispirazione per Tu Sei, Tu Sai. Parla a cuore aperto della situazione in cui versa attualmente il mondo, invitandoci a tenere duro e a continuare ad amare la vita. Parla di uguaglianza, di amore per il prossimo, tutti valori fondamentali che ultimamente il mondo intorno a noi sta dimenticando.
Noi però, non dimentichiamo e non dimenticheremo mai i brividi e le emozioni che ci ha fatto provare la musica di Nek negli anni. Lo ascolto fin da bambina, e posso fieramente dire di essere cresciuta con la sua musica accanto. Forse è anche per questo che fare un viaggio nella sua carriera, dalle origini con pezzi come In te, Cuori In Tempesta e Sul Treno, alle ultime uscite come Mi farò trovare pronto e Musica sotto le bombe, mi ha emozionata particolarmente.
Reputo doveroso fare una menzione speciale al mio momento preferito di questo live: il medley Vivere senza te/Vulnerabile/Va bene così. Tre delle mie canzoni preferite che non pensavo si incastrassero così bene tra loro e che invece sono perfette l’una vicino l’altra. Un piccolo percorso tra 1996-2010-2005 che dimostra chiaramente quanto negli anni non abbia mai perso la potenza della sua scrittura e della sua interpretazione. E poi, egoisticamente, per me è sempre bello sentire Vivere senza te, la mia canzone preferita di tutta la sua discografia.
Alla fine, quello che resta del live non è solo la scaletta o i singoli momenti. È il modo in cui certe canzoni continuano a funzionare, anche dopo anni, anche davanti a un pubblico diverso, anche in contesti nuovi. Perché alcune le conosci da sempre, ma è solo sotto palco che capisci davvero quanto siano rimaste con te.
E forse è proprio questo che rende un live come questo ancora necessario: ti ricorda esattamente perché alcune cose non se ne sono mai andate. E non se ne andranno mai.

