Willie Peyote torna a far parlare di sè e stavolta lo fa con un docufilm sulla sua vita. “Elegia Sabuada” con regia di Enrico Bisi e prodotta da Base Zero racconta la vita di uno degli artisti più interessanti, ironici (e autoironici) del panorama. Mr Peyote, l’antidivo per eccellenza. Il racconto ci porta con lui nella sua vita privata, tra le vie della “sua” Torino sospesi tra il Po’ e la Mole Antonelliana.
Il racconto si apre e l’intento è chiaro: non assisteremo a una celebrazione. La regia è sobria, quasi invisibile, fatta di osservazione più che di costruzione. La città non è solo lo sfondo, ma un personaggio vero e proprio – grigia, composta, ironica, come il suo protagonista. Le strade, i locali, gli scorci industriali dialogano con la voce di Willie Peyote che tra sarcasmo e vulnerabilità ci racconta la sua verità.
Il film è un viaggio che intreccia materiali d’archivio a momenti di vita quotidiana, passando per riflessioni dirette, restituendo un ritratto che sfugge agli stereotipi dell’artista di successo. Non ci sono confessioni gridate né scene costruite per commuovere. C’è piuttosto la verità quieta di un uomo che si interroga sul proprio mestiere e sul proprio tempo. In questa misura, Elegia Sabauda rispecchia perfettamente il titolo: un’elegia moderna, malinconica ma viva, dedicata a una città e a una generazione che cerca ancora un modo autentico di esprimersi.
La forza del film sta nella sua coerenza: nella fotografia spenta ma calda, nei silenzi che pesano quanto le parole, nelle scelte musicali mai invadenti. Bisi riesce a restituire la complessità di un artista che ha fatto della contraddizione una poetica e dell’ironia una forma di verità. L’assenza di enfasi diventa così una dichiarazione politica: non serve alzare la voce per farsi sentire.
Forse a qualcuno mancherà il ritmo dei grandi documentari musicali internazionali, ma Elegia Sabauda non cerca l’epica. E’ il racconto che cerca la realtà e la trova nella voce dei protagonisti che vivono Guglielmo fin dall’inizio. È un film che parla piano, ma arriva lontano. E, come nelle migliori canzoni di Willie Peyote, dietro ogni sorriso si nasconde una riflessione seria sul presente, sulla coerenza e sulla necessità di restare umani in un’epoca di sovraesposizione.
Un film da ascoltare più che da guardare, che restituisce al pubblico la delicatezza di un artista e la voce di una città che non smette di pensare. Un dialogo che ci ricorda che tutto può cambiare. Che la vita è solo un insieme di scelte e che – a volte – l’unica scelta possibile è prendere una posizione. E forse, se effettivamente tutti prendessimo una decisione, magari saltando tutti insieme il pavimento, verrà giù.

