Aggiungi un posto a tavola arriva a Roma

Aggiungi un posto a tavola arriva a Roma

Entrando al Teatro Brancaccio a Roma, si percepisce subito qualcosa di speciale: non è solo l’attesa per uno spettacolo, ma la consapevolezza di assistere ad uno di quei musical che hanno fatto la storia, ebbene sì “Aggiungi un posto a tavola“, per gli amanti del genere e quel “mai senza” che fa bene. In platea famiglie, coppie, amici: tutti con lo stesso sorriso, pronto a lasciarsi trasportare da una storia che ha attraversato decenni, eppure continua a parlare al cuore di chi la guarda.

Quando le luci si abbassano, un applauso spontaneo invade la sala. Parte l’ouverture e, come sempre, la magia inizia subito: il palco diventa un mondo sospeso tra favola e realtà, dove tutto sembra possibile.

Al centro di questo universo c’è Giovanni Scifoni, nei panni di Don Silvestro. La sua presenza è calda e accogliente: riesce a far ridere e commuovere nello stesso istante. Accanto a lui, Sofia Panizzi è una Clementina dolce, determinata, che conquista il pubblico con ogni gesto e ogni sguardo. Lorella Cuccarini, nel ruolo di Consolazione, porta eleganza e forza, catturando immediatamente l’attenzione, mentre il resto del cast — Marco Simeoli, Francesco Zaccaro, Francesca Nunzi — completa la squadra con un perfetto equilibrio tra comicità e tenerezza. A guidarli tutti, dall’alto, la voce di Enzo Garinei come “La Voce di Lassù”, che sembra carezzare il pubblico come un vecchio amico.

Ogni scena è un piccolo miracolo: la scenografia si trasforma con leggerezza, le coreografie sottolineano le emozioni senza mai rubare la scena. E il pubblico risponde, ride, applaude, canta sottovoce le melodie di Trovajoli, si emoziona. Si percepisce quel filo invisibile tra palco e platea: tutti respirano insieme la stessa storia.

Ci sono momenti che strappano risate sincere — Clementina che combina guai o Don Silvestro che cerca di convincere il villaggio a costruire l’arca — e momenti che fanno sospirare, quasi trattenere il respiro. La costruzione dell’arca diventa simbolo di fiducia, generosità e accoglienza. È un invito semplice, eppure potente: fare spazio agli altri, anche quando sembra impossibile.

Quando il finale arriva, il pubblico è in piedi senza bisogno di inviti. Gli applausi si allungano, convinti, pieni di calore. Non è solo il successo di uno spettacolo, ma la gratitudine per una storia che, anche l’11 dicembre, riesce a farci sentire più vicini, più leggeri, più umani.

Uscendo dal Brancaccio, resta il sorriso sulle labbra, quel leggero brivido nel petto che solo un classico ben raccontato sa lasciare. Aggiungi un posto a tavola non è soltanto un musical: è un piccolo miracolo quotidiano, che aggiunge un posto — e un po’ di calore — per tutti.

1 Comment

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