E se, per una volta, la cosa giusta fosse proprio fare quella sbagliata? È da questa domanda, o meglio da questa provocazione, che nasce Allo Sbagliato, il nuovo spazio milanese che si prepara a cambiare le regole della fruizione musicale e dell’intrattenimento. Un locale “grande il giusto”, pensato per sorprendere già a partire dal nome e affidato, per la prima volta, alla direzione creativa di Marco Mengoni.
Un ruolo nuovo per un artista che, dopo diciassette anni di carriera, sembra avere ancora voglia di cambiare prospettiva. Premiato solo pochi giorni fa come l’artista con il maggior numero di biglietti venduti nel 2025, Mengoni arriva da un tour che ha portato oltre 670mila spettatori tra stadi, palazzetti italiani e arene europee. Ora, però, sceglie di spostarsi dall’altra parte della scena e di costruire uno spazio secondo una visione personale, libera dalle aspettative.
Cosa significa “sbagliato”?
Per Mengoni, la parola non ha un’accezione negativa. Sbagliato è tutto ciò che non è canonico, che sorprende, che spiazza. È ciò che prende una strada diversa da quella prevista e che, proprio per questo, può diventare interessante. Il concept era già stato anticipato da un trailer costruito interamente attorno a questa parola. Marco è il protagonista di una serie di situazioni quotidiane nelle quali qualcuno cerca di indicargli la strada “giusta”: dalla palestra al fitting, dal bar fino alle riunioni con il suo staff.
Ma questa volta la risposta è diversa: “Io questa volta lo voglio fare SBAGLIATO”.
Una frase che diventa manifesto del progetto e che racconta anche il nuovo ruolo dell’artista.
Sette settimane fuori dalla comfort zone
Allo Sbagliato nasce così come uno spazio in cui a dettare le regole non saranno necessariamente le convenzioni del mondo musicale. Per sette settimane, infatti, si alternerà un cartellone costruito da Mengoni seguendo gusti, curiosità e preferenze personali. Non soltanto musicisti, ma anche artisti e protagonisti di mondi differenti, scelti proprio per la loro capacità di uscire da quella che potrebbe essere considerata la comfort zone del direttore creativo.
È una selezione che racconta inevitabilmente anche qualcosa di Marco: la sua curiosità verso ciò che è lontano, inatteso, apparentemente distante dal suo percorso. E forse è proprio qui che il concetto di “sbagliato” trova il suo significato più interessante: uscire dalla propria traiettoria abituale per vedere cosa succede dall’altra parte.
Un club dove il momento viene prima dello smartphone
Anche lo spazio nasce per rompere alcuni dei codici abituali dei club musicali. Allo Sbagliato avrà infatti una struttura scenica inedita, pensata per ribaltare i consueti canoni estetici delle venue e proporre un modo differente di vivere la musica dal vivo.
La regola più evidente riguarda però gli smartphone: all’interno del locale non sarà possibile fotografare o riprendere ciò che accade.
Niente video da pubblicare immediatamente, niente fotocamere puntate sul palco, niente necessità di trasformare ogni momento in un contenuto. L’idea è semplice: esserci. Vivere la serata senza preoccuparsi di documentarla, per uscire dal locale con qualcosa di molto meno immediato ma, forse, più importante: il ricordo di un’esperienza che non potrà essere replicata attraverso lo schermo. Una serata unica, atipica, imperfetta. Insomma, sbagliata.
Mengoni, ancora una volta dall’altra parte
La nuova avventura arriva in un momento particolarmente significativo della carriera di Marco Mengoni. Con oltre 3 miliardi di stream tra audio e video, 86 dischi di platino, 8 album in studio e 10 tour tra Italia ed Europa, l’artista si è affermato come una delle voci più riconoscibili della musica italiana contemporanea.
Due vittorie al Festival di Sanremo e due partecipazioni all’Eurovision Song Contest fanno parte di un percorso che negli anni lo ha portato sui palchi più importanti. Adesso il palco cambia. Non è più soltanto quello su cui esibirsi, ma uno spazio da immaginare, costruire e trasformare.
Allo Sbagliato nasce così: come un locale che vuole essere diverso prima ancora di aprire le sue porte. Un luogo in cui la musica incontra altri linguaggi, in cui la direzione creativa diventa un esercizio di curiosità e in cui “sbagliare” non significa fare qualcosa nel modo sbagliato, ma avere il coraggio di farlo in un modo che nessuno aveva ancora immaginato.

