Cainero arriva a Sanremo Giovani 2025 con “Nuntannamurà”, un brano intenso, viscerale, capace di unire pop, urban e un’anima profondamente soul. Un pezzo che parla di frustrazione, identità, corpo e maschere, e che segna per lei un momento di svolta: non solo come artista, ma come donna consapevole della propria voce. Dal percorso di crescita tra Amici, il Saint Louis e i primi grandi palchi, fino alle emozioni dell’audizione davanti alla commissione, Caneiro si racconta senza filtri, con autenticità e forza.
“Nuntannamurà” segna un nuovo capitolo del tuo percorso e ti porta dritta tra i 24 di Sanremo Giovani 2025. Che storia racconta questo brano e in che modo senti che ti rappresenta oggi?
Sto bene e sono molto emozionata: questa è un’avventura nuova per me e voglio viverla con leggerezza, senza pensare “devo vincere”. Voglio solo divertirmi. Sono molto soddisfatta del mio brano Nuntannamurà, l’ho scritto insieme a Gio Romano e portare un pezzo firmato da me è qualcosa di fortissimo per un’artista. Non ho iniziato a scrivere da piccolissima come tanti raccontano: per molto tempo non capivo cosa avessi davvero da dire. Poi cresci, maturi, e cominci a sentire quella necessità di raccontarti.
“Nuntannamurà” non parla realmente d’amore: è più un sentimento di frustrazione, di risentimento verso qualcosa che avresti voluto amare e che invece è rimasto sospeso. C’è tanta rabbia, tanto fastidio, e parla molto del rapporto con il proprio corpo e delle maschere che usiamo. Calypso rappresenta la bellezza che non basta; il brano racconta proprio questo: a volte la bellezza sembra più importante di tutto, ma non è così.
La tua scrittura è sempre molto sincera e viscerale. Quando nasce una canzone di CAINERO: parte da un’emozione, da una parola o da un suono?
La prima domanda che mi faccio è: “Cosa voglio raccontare?”. Da lì lascio che siano le emozioni forti a guidarmi. L’amore è un sentimento bellissimo, certo, ma a volte sono la rabbia e la frustrazione a spingermi di più a scrivere. È un processo molto viscerale: sento qualcosa e devo trasformarlo in parole e voce.
Sei passata da Amici al Saint Louis College of Music, fino a palchi importanti come DeeJay On Stage e il Concerto di Natale in Vaticano. Se dovessi scegliere un momento che ti ha fatto dire “ok, sto trovando la mia voce”, quale sarebbe?
È stato un percorso lungo, perché ho dovuto capire chi fossi e cosa volessi dire davvero. Il momento in cui ho iniziato a scrivere è stato decisivo: lì ho capito che stavo trovando la mia voce, la mia identità. È come se tutto quello che avevo vissuto prima avesse finalmente trovato un filo.
In “Nuntannamurà” si sente un mix di pop, urban e un’anima soul molto forte. Come lavori sulle sonorità e quanto contano per te le contaminazioni musicali?
È stato bello ma difficile: soul e R&B si sposano bene, ma unire soul e pop è una sfida. Qualcuno mi ha detto una frase che mi porto dentro: “A volte è la voce a rendere un brano soul, più che l’armonia o la melodia” e io credo sia vero.
Sono molto influenzata dall’hip hop, dal soul, dal rap americano, da Aretha Franklin… passo da un’estremità all’altra, e queste contaminazioni mi nutrono. In Italia spesso vogliamo incasellare tutto, ma la musica è un gioco, è libertà.
Sanremo Giovani è una vetrina importante ma anche un banco di prova emotivo. Come hai vissuto l’audizione davanti alla commissione e cosa ti sei portata a casa da quel momento?
All’audizione avevo tantissima ansia, anche solo per i piccoli passi che avevo deciso di inserire. Sono letteralmente tre movimenti, ma l’ansia era tanta e avevo paura che mi bloccasse la voce.
Per la performance a Sanremo farò di nuovo dei piccoli passi, senza strafare: prima voglio sentirmi a mio agio. Spero che la voce resti stabile, che non mi tremi, perché quando l’ansia prende il sopravvento perdi il fiato, l’appoggio, tutto. Il corpo è una macchina perfetta: se ti agiti, smette di collaborare.
Guardando avanti, cosa sogni di comunicare con la tua musica? C’è un messaggio o una sensazione che vuoi arrivi a chi ti ascolta, oggi più che mai?
Vorrei che arrivasse la verità delle emozioni, anche quelle scomode. Vorrei che la gente capisse che siamo prima di tutto persone, con un corpo, una storia e una fragilità. Le donne hanno un potere enorme, ma spesso vengono sottovalutate o giudicate solo per l’aspetto fisico. Io stessa a volte sono stata sottovalutata solo perché “una bella ragazza”. Ma la verità è che non è facile per nessuna: né per chi è magra, né per chi è in carne. Le donne hanno una marcia in più, ma va usata bene. E con la mia musica voglio raccontare proprio questo: autenticità, forza e vulnerabilità insieme.
Il tuo ricordo più bello legato a Sanremo?
Quando sono andata con la mia famiglia a vedere la finale in piazza. Vinse Marco Mengoni e io piansi disperatamente dall’emozione. Pensai: “Immagina essere lì dentro, seduta su quelle poltrone”. Ricordo i brividi, la magia. Sanremo trasforma tutto: è come il Natale a New York, quando la città esplode di luci.
Le 3 canzoni che non possono mai mancare nella tua playlist?
– Nun me scuccià di Pino Daniele, per iniziare la giornata
– Shackles (Praise You) di Mary Mary
– Una di Michael Jackson, che resta sempre un punto fisso
Con “Nuntannamurà”, Cainero porta a Sanremo Giovani una storia personale e universale allo stesso tempo, fatta di fragilità, potere, musica e verità emotiva. La sua voce, capace di spaziare tra soul, pop e urban, è lo specchio di un’identità artistica in piena evoluzione. Qualunque sia l’esito della gara, Cainero mostra un percorso solido, maturo e coraggioso: quello di un’artista che non ha più paura di raccontarsi davvero.

