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Giulia Molino, in “Capa Fresca” racconta la difficoltà di amare in una generazione senza legami

La cantautrice e rapper napoletana Giulia Molino, vincitrice del Premio Lunezia 2020 e tra i protagonisti di “Mare Fuori – Il Musical”, torna con il nuovo singolo “Capa Fresca”, già disponibile in radio e in digitale. Un’urban ballad intensa e contemporanea. Un pezzo in cui italiano e dialetto napoletano si intrecciano per raccontare relazioni instabili, fragilità emotive e la difficoltà di costruire legami autentici in una generazione sempre più disorientata sentimentalmente.

Tra vulnerabilità emotiva, idenIn “Capa Fresca” racconti relazioni instabili e sentimenti frammentati: quanto c’è di autobiografico in questo brano e quanto invece nasce dall’osservazione della tua generazione?

Ci sono entrambe le influenze in questo brano, nel senso che una è la conseguenza dell’altra. Mi rendo conto che a livello generazionale è sempre più complesso creare legami. Viviamo in un mondo in cui siamo tutti così facilmente sostituibili, tramite le varie opzioni di scelta che abbiamo a causa dei social.

Quindi, la diretta conseguenza è un pezzo super autobiografico in cui io riscontro la realtà della mia generazione e della società in cui vivo. Ritrovo una difficoltà nel creare un rapporto che sia durevole nel tempo con una persona. 

Nel tuo nuovo singolo torni a mescolare italiano e dialetto napoletano. Che valore ha per te il napoletano nella scrittura musicale e cosa riesce a esprimere che l’italiano da solo non potrebbe raccontare?

    Credo che la lingua napoletana abbia una teatralità insita nel modo di comunicare. Con la gestualità, ma soprattutto con alcuni termini che spesso non riesco a tradurre in italiano.

    La facilità la riscontro anche a livello grammaticale. Essendo una lingua tronca come l’inglese è molto più facile scrivere in napoletano. La fortuna è anche che c’è maggiore facilità nel comunicare determinate emozioni in lingua napoletana piuttosto che in italiano. 

    Dopo l’esperienza ad Amici e il Premio Lunezia, oggi ti ritrovi anche tra i protagonisti di Mare Fuori – Il Musical: quanto il teatro e la recitazione stanno influenzando il tuo modo di scrivere musica? 

      I due anni di tour sono stati fondamentali. Mi hanno fatto comprendere il motivo per cui mi fossi distaccata per un periodo dalla mia musica, e mi ha fatto riscoprire il vero fuoco che mi aveva mosso fino a quel momento. Mi ha fatto ricominciare con un tipo di maturità artistica e consapevolezza differente.

      “Capa Fresca” ha sonorità urban ma mantiene un’anima cantautorale molto forte: come trovi l’equilibrio tra rap, melodia e storytelling senza perdere autenticità? 

        Non ho una ricetta e credo che sia questa la base dell’autenticità artistica. Mi lancio in studio e mi lascio trasportare dalle mie sensazioni nel qui ed ora. 

        Nei tuoi ultimi progetti emerge spesso il tema dell’empowerment e della vulnerabilità emotiva. Secondo te oggi la musica può ancora aiutare i ragazzi a sentirsi compresi e meno soli?

          Assolutamente sì, soprattutto nei contesti in cui si vive ancora nel degrado, come nelle mie parti. La musica può salvare vite, intraprendendo la vita artistica come propria strada personale o abbracciando a distanza persone che hanno bisogno di una carezza, di un conforto.

          La musica è vita, anche persone che non cantano, non scrivono, si rifugiano nella musica che sia per la danza, per un mero sottofondo nella quotidianità. Credo che la musica salvi vite costantemente.

          Un brano che racconta le fragilità dei rapporti moderni attraverso sonorità urban e un linguaggio diretto, capace di unire introspezione, melodia e radici napoletane. “Capa Fresca” è disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali.