Manuel Felice, in arte Geiar, è un artista indie/alternative classe 2000 originario di Udine. Il suo universo musicale si muove tra sonorità alternative, indie e contaminazioni pop, dando vita a brani che raccontano con sincerità esperienze personali, relazioni, distanza e ricerca di sé. Dopo l’uscita di AMARCORD, un singolo che affronta con delicatezza il tema dei legami incompiuti e dei ricordi che continuano a lasciare il segno, abbiamo parlato con lui del significato del brano, del processo creativo e del percorso che lo ha portato a trasformare emozioni intime in musica.
AMARCORD racconta una frequentazione che ha lasciato un segno profondo senza trasformarsi in qualcosa di definitivo. Quanto c’è di autobiografico in questa storia e quando hai sentito il bisogno di raccontarla in musica?
AMARCORD raccoglie emozioni e momenti realmente vissuti. Mi interessava raccontare proprio quella zona grigia in cui due persone condividono emozioni, abitudini e momenti importanti senza però riuscire a dare un nome a quello che stanno vivendo. Ho sentito il bisogno di scriverla quando mi sono reso conto che non stavo cercando una conclusione, ma un modo per dare un senso ai ricordi.
Nel brano i dettagli quotidiani – il parcheggio, le ore in macchina, un profumo – diventano simboli di qualcosa di più grande. Come hai scelto le immagini che compongono questo racconto?
Possono sembrare tutti dettagli apparentemente piccoli, ma spesso sono proprio quei piccoli gesti che rimangono impressi quando una persona esce dalla tua vita. Mi interessava dare valore a quei frammenti di quotidianità che, col tempo, diventano i ricordi più forti.
La pianta lasciata appassire nella stanza è una delle metafore più evocative del pezzo. Che significato rappresenta per te e come è nata questa immagine?
La pianta rappresenta qualcosa che avrebbe potuto crescere ma che non è stato coltivato abbastanza. Nel testo dico: “Come in una relazione dovresti coltivarla”, perché spesso le cose non finiscono per un evento preciso, ma semplicemente perché vengono lasciate andare.
Dal punto di vista sonoro, hai scelto un’estetica cupa, ruvida e lontana dalle produzioni più patinate. In che modo la produzione ha contribuito a rafforzare il messaggio emotivo di AMARCORD?
Volevo che il suono avesse lo stesso carattere del testo. AMARCORD è nata da un giro di accordi con la chitarra acustica e, mentre eravamo in studio, ha preso tutt’altra forma. Abbiamo cercato sonorità più scure e imperfette, eliminando completamente la chitarra acustica e cercando di trasmettere la sensazione di qualcosa che appartiene al passato ma che continua ancora a fare rumore dentro.
Il brano lascia una sensazione di malinconia, ma anche di accettazione. Cosa speri arrivi a chi lo ascolta e si riconosce in questa storia?
Innanzitutto spero che nessuno viva le relazioni come le vivo io! 🤣 AMARCORD non parla di chi aveva ragione o torto, ma dell’accettazione di ciò che è stato. A volte alcune persone lasciano un segno profondo senza restare davvero nella nostra vita. Se chi ascolta il brano riesce a ritrovare una parte della propria storia e a guardarla con un po’ più di serenità, allora il messaggio è arrivato.
Con AMARCORD, Geiar firma un racconto autentico e senza filtri, capace di trasformare ricordi ed emozioni in immagini nelle quali è facile riconoscersi. Un brano che conferma la sua sensibilità cantautorale e la volontà di esplorare, attraverso un sound personale tra indie, alternative e pop, le sfumature più complesse delle relazioni umane. Un percorso artistico che continua a evolversi, mantenendo sempre al centro l’onestà del racconto.

