Anastasio

Anastasio: il viaggio tra musica, narrazione e libertà creativa

Anastasio, vincitore di X Factor e noto per il suo stile unico nel panorama rap italiano, è un artista capace di unire testi profondi, sperimentazione musicale e una forte componente narrativa. Dalla pubblicazione del suo primo album “Fine del mondo” al suo ultimo progetto “Le macchine non possono pregare” fino al suo ultimo progetto, Anastasio ha intrapreso un percorso di crescita personale e artistica, caratterizzato da una ricerca costante di libertà creativa e dalla volontà di raccontare storie che vanno oltre la musica, integrando arte visiva e concetti narrativi innovativi.

Dalla Fine del mondo, che è stato il tuo primo album Le macchine non possono pregare, quanto è cambiato il tuo percorso? Quanto sei cambiato tu umanamente da X Factor ad oggi?

Tra me e X Factor sono passati otto anni, un periodo lungo in cui ho vissuto molte esperienze che mi hanno formato come artista e come persona. Sono passato dai 21 ai 28, quasi 29 anni, quindi il cambiamento umano è stato inevitabile: maturità, responsabilità, consapevolezza di me stesso e delle scelte artistiche. Nonostante i cambiamenti personali, la mia visione su come voglio fare musica è rimasta intatta. Se potessi rincontrare il ragazzo che ero allora, il consiglio che gli darei, in tono scherzoso ma con un fondo di verità, è di comprare Bitcoin. È un piccolo aneddoto, ma riflette anche quanto sia cambiato il mondo intorno a noi e quanto sia importante imparare a guardare avanti.

Hai deciso il tuo nuovo lavoro, un disco che è un’opera rap. Cosa distingue un’opera rap da un semplice album di canzoni, visto che questo è un concept album?

La differenza principale sta nella struttura narrativa: questo album non è solo una raccolta di canzoni, ma una vera e propria storia che si sviluppa attraverso ciascun brano. Sono 12 tracce e ogni traccia rappresenta un capitolo della storia complessiva, creando una continuità interna che accompagna l’ascoltatore lungo un percorso emotivo e narrativo. Mentre alcuni concept album si limitano a essere tematici, ad esempio incentrati sulla guerra o sull’amore, qui c’è un vero filo conduttore: una trama che evolve, con personaggi e situazioni che si collegano tra loro. Per questo ho voluto chiamarlo opera d’arte, perché è un lavoro che unisce la musica alla narrazione in modo completo e organico.

Hai impiegato quattro anni per scrivere questo album. È stato più un percorso di liberazione o ti sei preso il tempo necessario per realizzarlo esattamente come lo volevi?

Mi sono preso tutto il tempo necessario per creare questo album. Non sarebbe potuto esistere se avessi dovuto correre o seguire scadenze esterne. Questi quattro anni mi hanno permesso di curare ogni dettaglio, di riflettere sulle parole, sulla musica e sulla struttura narrativa. È stato un percorso di costruzione e di approfondimento, in cui ho potuto sperimentare liberamente e prendere decisioni senza compromessi. Guardando il risultato finale, penso che la lunghezza del processo sia evidente: l’album ha una coerenza e una profondità che solo il tempo può dare.

Rispetto a tanti pezzi che escono quotidianamente, come ti senti nel distinguerti con questo lavoro?

È una sensazione molto gratificante. Nel panorama musicale contemporaneo, la maggior parte dei brani esce velocemente e spesso manca di un percorso narrativo o di un’idea chiara. Avere la possibilità di analizzare i pezzi, rielaborarli, ascoltarli più volte e curare ogni dettaglio è un vero lusso. Richiede coraggio prendere decisioni artistiche che non seguono le logiche immediate del mercato, ma credo che sia proprio questo a fare la differenza. L’impegno e la dedizione che ho messo nel progetto emergono chiaramente, e penso che sia ciò che permette di distinguersi.

Il progetto ha anche un aspetto artistico, che parte fin dalla cover. Perché hai sentito il bisogno di inserire un immaginario dietro la musica?

L’album si prestava naturalmente a essere raccontato anche visivamente. La storia aveva un potenziale narrativo così forte che sarebbe stato un peccato limitarla alla sola musica. Abbiamo deciso di realizzare anche un fumetto e una fiction, per dare corpo all’immaginario dell’album e permettere agli ascoltatori di vivere la storia in più dimensioni. L’idea era quella di creare un’esperienza completa, dove musica, narrazione e arte visiva si integrano, offrendo un percorso immersivo. Il progetto si chiama Tropismo Idealità e rappresenta un approccio multidisciplinare alla creatività, in cui ogni forma d’arte contribuisce a raccontare la stessa storia.

Da chi sei andato per farti fare la graphic novel?

Il fumetto, i disegni e la sceneggiatura sono stati realizzati da EGP Mattinata, mentre il soggetto l’ho scritto io con Davide Rota, che ha collaborato anche alla scrittura dell’album. È stata una collaborazione stretta in cui abbiamo unito le nostre competenze: io ho portato la storia e la visione artistica, loro hanno dato forma concreta alle immagini e alla sceneggiatura, creando un prodotto coerente e fedele all’idea originale.

Come ti senti a riabbracciare il tuo pubblico all’inizio del tour e cosa ti aspetti che questo disco porti a chi lo ascolta?

È un’emozione unica. Questo disco è pensato per sorprendere e coinvolgere il pubblico e lo stesso accadrà durante i live. Sono curioso di vedere le reazioni delle persone, di condividere l’esperienza della musica dal vivo, che per me è la parte più autentica della comunicazione artistica. Mi aspetto che il pubblico si diverta, che si lasci trasportare dalle storie e dalle atmosfere dell’album, e spero di riuscire a trasmettere l’impegno e la passione che ci ho messo. Ogni concerto sarà un momento in cui la musica diventa esperienza condivisa.

Hai ripreso mano alla tua libertà creativa personale?

Sì, assolutamente. Negli ultimi anni la musica è spesso valutata secondo criteri tecnici o algoritmici, che limitano lo spazio per l’artista unico. Molti lavori vengono standardizzati, copiati o adattati agli schemi digitali, e questo rischia di soffocare la creatività. In questo progetto, invece, ho avuto la possibilità di sperimentare, seguire la mia visione e sviluppare qualcosa di originale. È stato un percorso in cui ho riscoperto il piacere di creare liberamente, senza compromessi, e sono certo che questa libertà continuerà a guidare il mio lavoro futuro.

Se potessi parlare al ragazzo che fece le audizioni di X Factor, cosa gli diresti?

Gli direi di prendersi tutto il tempo necessario, di respirare, di non lasciarsi sopraffare dalle pressioni esterne. La musica richiede pazienza e dedizione, e ogni passo deve essere fatto con consapevolezza. Non bisogna avere fretta: la crescita artistica e personale richiede tempo, e il percorso stesso è parte integrante della costruzione di un artista.

Quali sono le tre canzoni che non possono mai mancare nella tua playlist?

Tre brani che considero fondamentali per ispirazione e ascolto personale sono “Dark Passanger”, Timedei Pink Floyd, per la profondità dei testi e l’atmosfera e Something in the Way dei Nirvana, per l’energia e l’intensità emotiva; e vari pezzi di Stark, che rappresentano una forma di sperimentazione e riflessione musicale contemporanea. Sono tre canzoni che trasmettono emozioni forti e che non stancano mai, indipendentemente dalle circostanze.

Se un ragazzo ti chiedesse un consiglio per affrontare il mondo della musica, cosa gli risponderesti?

Gli direi di diventare il più indipendente possibile, di imparare a fare tutto da solo o comunque di avere il controllo sul maggior numero di aspetti della propria musica: registrazione, produzione, grafiche, comunicazione. Essere una One Man Band significa proteggere la propria libertà artistica e avere maggiore autonomia, soprattutto quando si è agli inizi. Più competenze si acquisiscono, meno dipendenza si ha dagli altri. E maggiore è la possibilità di far emergere la propria voce e la propria visione artistica senza compromessi.

Anastasio racconta un percorso di crescita personale e artistica. Un posto dove il tempo, la pazienza e la libertà creativa sono stati fondamentali per realizzare un album che unisce musica, narrazione e immaginario visivo.

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