Alex Wyse è una delle voci più riconoscibili della nuova scena pop italiana e oggi torna con “Tutte le cose belle finiscono”. Negli ultimi anni ha costruito un percorso che unisce scrittura emotiva, immaginario molto personale e una forte componente visiva, portando avanti un’identità artistica in continua evoluzione.
Oggi torna con un nuovo progetto discografico dal titolo “Tutte le cose belle finiscono”, un album che già dal nome apre una riflessione profonda sul tempo, sulla fragilità dei momenti e sul modo in cui le emozioni cambiano forma. È un lavoro che racconta contrasti continui: luce e ombra, leggerezza e confusione, amore e distanza. Un insieme di sfumature che restituisce il ritratto di un artista che osserva la realtà senza semplificarla.
Innanzitutto complimenti per il nuovo album e bentornato. Il titolo è già molto potente: “Tutte le cose belle finiscono”. Tu ci credi davvero?
Non del tutto. Credo che le cose belle e vere, in realtà, non finiscano davvero, ma cambino forma. Rimangono, anche se in altri modi, con altre persone, in altri momenti. Però sì, molte cose finiscono… ed è proprio lì la bellezza: ogni fine è anche un inizio.
Nel disco sembra convivere continuamente questa dualità tra bello e brutto, luce e confusione. Quanto era importante per te raccontare questa complessità?
Era fondamentale. Noi esseri umani siamo contraddittori per natura. Un giorno vediamo le cose in un modo, il giorno dopo in un altro. Anche l’amore non è sempre quello “perfetto”: a volte è una scintilla, non un fuoco eterno. E nel disco questo si sente, perché racconta persone, relazioni e momenti che cambiano continuamente.
A proposito di questo, spesso vieni descritto come un “arcobaleno”, una persona che non ha un solo colore. Ti riconosci in questa definizione?
Sì, e mi piace molto. Anche se oggi siamo spesso spinti a essere “un’unica cosa”, io credo che sia impossibile. Ogni giorno siamo diversi: possiamo essere più luminosi, più chiusi, più confusi… ma restiamo sempre noi. Cambia solo il modo in cui ci esprimiamo.
La tua musica ha spesso un approccio molto cinematografico. Anche la copertina del disco sembra raccontare un’immagine precisa. Da cosa sei partito?
La copertina rappresenta proprio il concetto del titolo: le luci che si spengono, ma anche la possibilità che se ne accendano altre. Non mi sono ispirato a un film preciso, ma più alla mia vita quotidiana vista come un film. Ogni momento può essere interpretato in modi diversi, dipende da chi lo guarda.
Uno dei brani più evocativi del disco è “Tenco e Dalida”. Come nasce?
Ho usato quei nomi per evocare un’epoca e un immaginario preciso. È una storia d’amore un po’ tragica, che richiama un amore “cinematografico”, italiano. È un amore che finisce, ma che lascia sempre una domanda sospesa: “dimmi che non te ne vai davvero”
Oggi si parla spesso di vivere le cose con intensità, anche se possono finire. Secondo te la tua generazione riesce davvero a farlo?
Il problema è che siamo sempre connessi a tutto tranne che alla nostra vita reale. Vediamo la vita degli altri e dimentichiamo la nostra. In realtà le cose belle sono già qui, non online. Bisogna buttarsi, vivere, uscire anche senza una destinazione. Anche sbagliare. Anche stare male. Perché fa parte dello stare bene.
Hai vissuto anche il palco dell’Ariston a Sanremo. Che esperienza è stata?
È stata enorme. È un palco che ho sempre visto come il più importante in Italia. Portare lì una canzone come “Rockstar” è stato molto significativo per me. È stata un’esperienza bellissima, che mi ha lasciato tantissimo.
Hai anche costruito un bel rapporto con altri artisti durante quell’esperienza. Quanto conta per te questa dimensione umana?
Tantissimo. Non è una competizione personale. Ognuno ha il proprio percorso e il proprio sogno. È giusto apprezzare anche il lavoro degli altri, perché tutti arrivano lì dopo un viaggio importante.
Un disco che non dà risposte definitive, ma apre domande. “Tutte le cose belle finiscono” è un progetto che parla di cambiamento, identità e accettazione del fatto che ogni fine contiene già qualcosa che sta iniziando.

