Con il nuovo singolo “Tuo No”, Trilussa apre un capitolo ancora più intimo del suo percorso musicale, intrecciando immagini forti e sentimenti vissuti sulla pelle. Nato e cresciuto a Roma, città che ritorna come filo conduttore delle sue storie, l’artista porta avanti una scrittura sincera e diretta, figlia dell’amore per la chitarra e dei grandi cantautori italiani che lo hanno accompagnato fin da ragazzo. Abbiamo parlato con lui di ferite, ispirazioni e di come la musica diventi ogni volta uno specchio della sua vita.
Nel tuo nuovo singolo “Tuo No” racconti le ferite del passato e il tumulto delle emozioni: quanto c’è di autobiografico in questo brano?
In ogni brano che scriviamo c’è sempre un fondo di verità, quindi ti direi che in questo pezzo c’è molto di autobiografico. Mi piaceva soprattutto l’immagine dell’attesa al semaforo: sei lì, perso nei tuoi pensieri, ti tornano in mente il passato e le ferite che ti porti dentro… e anche quando scatta il verde resti fermo, con la testa tra le nuvole, distratto da tutto quello che hai dentro.
La tua musica nasce dall’amore per la chitarra e dall’influenza dei cantautori italiani: quali artisti ti hanno ispirato di più nella scrittura?
Forse più che nella scrittura, gli artisti italiani che ho amato sin da ragazzo mi hanno influenzato soprattutto nelle melodie. Sono innamorato di quelle atmosfere, e il mio punto di riferimento da sempre è Lucio Battisti. Non ti so dire quante ore infinite ho passato da bambino alla finestra ad ascoltarlo… lui è davvero l’artista che mi ha cresciuto.
Dopo singoli come “Già da ora”, “Viale Gottardo” e “Tutta colpa”, sei approdato in Honiro Label: cosa rappresenta per te questa collaborazione?
Questa collaborazione rappresenta sicuramente un grande passo avanti. Vuol dire che i pezzi che avevo pubblicato prima hanno suscitato interesse e, anche se non enorme, hanno avuto comunque un impatto. Oggi provo tanta stima per loro: sono davvero onorato della fiducia che mi hanno dato. Sapere che credono in me e in questo progetto significa davvero tanto.
Roma è la tua città e ritorna spesso nelle tue canzoni: quanto incide la tua città d’origine sul tuo modo di fare musica?
Roma è la città dove sono nato e, in un certo senso, è la colla di tutte le mie esperienze, avventure e disavventure. Senza Roma, la mia musica sarebbe diversa, perché nasce proprio da tutto quello che ho vissuto qui: amori, delusioni, incontri… insomma, tutto è partito da questa città. Posso dire senza dubbio che Roma ha un enorme impatto sulla mia musica: la plasma, la definisce.
Guardando al futuro: quali sono i tuoi prossimi passi artistici dopo “Tuo No”?
Sicuramente voglio continuare a fare musica, bella musica, come la immagino io e come la immagina il mio team. E perché no, magari un giorno sarebbe davvero bello fare un album.
Come descriveresti la tua musica a chi non ti conosce?
Non credo che la mia musica sia lontana dalla vita delle persone della mia età. La mia scrittura è semplice e racconta la vita di tutti i giorni, quella che viviamo un po’ tutti. Se dovessi descriverla, direi che la mia musica riguarda anche te: è come un amico che ti sussurra che non sei solo in quello che fai e che c’è sempre qualcun altro come te.
3 canzoni che non possono mai mancare nella tua playlist
Nella mia playlist non possono mai mancare “Per una lira” di Lucio Battisti, “Ends of the Earth” di Ty Myers e “You Should Probably Leave” di Chris Stapleton.
Tra le strade di Roma, i ricordi che tornano all’improvviso e la voglia di guardare avanti, Trilussa continua a costruire la sua identità musicale passo dopo passo. “Tuo No” rappresenta un tassello importante di questo cammino, ma non l’ultimo: l’obiettivo è crescere, sperimentare e, perché no, arrivare presto a un album che raccolga tutto il suo mondo. Perché, come ci racconta, la sua musica è fatta per rispecchiare la vita quotidiana di chi ascolta, con la promessa che nessuno, davvero, è solo.

