Reduce dall’esperienza ad Amici e ora protagonista a Sanremo Giovani, Senza Cri si racconta in un’intervista intensa e autentica. Tra crescita personale, il significato profondo dell’amore e un rapporto speciale con il proprio pubblico, l’artista porta sul palco una “rivoluzione gentile”, fatta di verità, musica e libertà di essere sé stessi.
Ciao amici di More Music Magazine, siamo qui con Senza Cri, reduce dal percorso ad Amici e ora concorrente a Sanremo Giovani. Quali sono le emozioni di questo momento?
Sicuramente c’è felicità. È un percorso che ne porta un altro, un fluire continuo. E poi c’è soddisfazione perché da Amici a oggi è stato fatto un grande percorso interiore: più consapevolezza e tanta energia nel ributtarsi in una nuova esperienza, soprattutto una come Sanremo, che è sempre incredibile. È stato utile crescere e confrontarsi con se stessi: ha permesso di capire meglio e ascoltare di più. L’esperienza viene vissuta con un po’ più di saggezza rispetto al passato.
Parliamo di “Spiagge”. È una canzone d’amore, ma soprattutto verso se stessi. È così?
Esatto. “Spiagge” è sì una canzone d’amore scritta per una persona amata, ma l’amore è ovunque: in un amico, in un parente, in un animale domestico… e anche verso se stessi, forse l’amore più difficile. La scrittura è stata naturale. L’amore è un’emozione che fa emergere tutto, e non sempre si è disposti a lasciarsi andare: spesso si vuole avere controllo.
La canzone è stata scritta completamente da me, come sempre, ed è nata in modo semplice, proprio come quando a 15 anni venivano scritte poesie. “Spiagge” è una canzone d’amore per tutti, soprattutto in un mondo in cui si parla tanto d’amore… ma poi si fa poco. L’obiettivo è riportarlo al centro, perché l’amore muove il mondo.
La scrittura è sempre basata sulla verità. Da cosa nasce l’ispirazione? Da una persona, una situazione, una parola, una melodia?
La verità fa parte della vita e delle esperienze vissute. Da piccoli si inventavano storie: alcune canzoni nascono da fantasie. Crescendo, cresce la necessità di parlare della realtà.
Spesso l’ispirazione arriva dai piccoli dettagli della vita quotidiana, che risultano universali. Altre volte tutto esce di getto perché si sa cosa si vuole dire. Un esempio in “Spiagge”: quando si scrive “Dimmi amore, amore mio”, era ciò che più rispecchiava la vita in quel momento. Non servono sovrastrutture.
Una nostra redattrice ha assistito a un concerto e ha detto che si percepisce molto il rapporto con il pubblico. Com’è questo rapporto?
I fan sono come una famiglia. È importante ascoltarli e sentire che si fa parte della vita gli uni degli altri. La musica permette di connettersi con persone che hanno vissuto esperienze simili, aiutandole a lasciarsi andare. È un orgoglio enorme. Ogni persona è diversa, con una storia unica, ma ognuna porta qualcosa negli occhi che si riconosce. Il rispetto è profondo e l’impegno è totale per chi fa sacrifici per esserci.
Quanto pesa la responsabilità di salire su un palco come quello di Sanremo Giovani, portando un messaggio di libertà e autenticità davanti a un pubblico così ampio?
Ogni palco comporta responsabilità. Chi fa questo lavoro ha sempre responsabilità, anche nelle azioni quotidiane. Le cose da dire non sono fini a se stesse: servono a chiunque, dalla tredicenne in cameretta alla persona di 40 anni che sta vivendo il proprio percorso.
Sanremo viene affrontato con estrema responsabilità. Le rivoluzioni non sono mai state fatte da persone senza niente da dire o da chi si è fermato al giudizio degli altri. L’obiettivo è una “rivoluzione gentile”. Chi vuole prendere i messaggi li prende; chi no, semplicemente non è nel suo percorso.
Se si parla di Sanremo, qual è il ricordo più bello legato all’infanzia?
Da piccolissimi non ci sono momenti precisi, ma un anno che resta impresso è quello della vittoria di Mahmood. È stato importante: ha portato qualcosa di completamente originale, con sicurezza e serenità, anche sapendo che il pubblico generalista poteva giudicare. È stato vero, originale, artistico.
Le tre canzoni che non possono mancare nella playlist:
– Careless Whisper – George Michael
– Qualsiasi brano di Gigi D’Alessio
– Nei giardini che nessuno sa – Renato Zero
Renato Zero e Dalla sono tra le influenze più grandi. L’infanzia è stata segnata da Renato Zero, grazie al padre.
Con uno sguardo limpido e una voce che vuole arrivare al cuore delle persone, Senza Cri affronta il palco di Sanremo Giovani con responsabilità, sincerità e consapevolezza di chi ha imparato a conoscersi. Un percorso che continua a evolversi, portando storie, emozioni e una comunità che si sente parte del cammino. L’importante è continuare a parlarne: nel bene e nel male, ma senza dimenticare.

