Ermal Meta è tornato live e io, stavolta, non potevo mancare. Erano anni che cercavo di andare a un suo concerto: anni di situazioni che, all’ultimo momento, mi portavano sempre a prendere la decisione di non andare. E anche stavolta, per un secondo, ho davvero pensato che sarebbe successo di nuovo. Però questa volta qualcosa è cambiato. Magari i pianeti si sono finalmente allineati o forse sono semplicemente cambiata io.
Sì, perché quest’anno, fin dai primi giorni, mi ha fatto capire che gli anni sono passati e che il tempo corre troppo veloce per lasciarlo scivolare via. Così ho preso per le corna questo tempo infame e sono corsa, nel giro di un’ora, all’Atlantico, senza troppe informazioni, se non quella consapevolezza: il mio cuore si sarebbe spezzato nel momento esatto in cui il pianoforte avesse iniziato a suonare QUELLA canzone.
Ma procediamo con ordine, perché la voce di Ermal ti culla in un viaggio fatto di pensieri, ricordi e note che scorrono nelle vene, fotografando attimi di vita vissuta, a volte perduti per sempre.
Un artista incredibile, uno di quelli che non si limitano a cantare, ma che riescono a mettere la propria arte al servizio della comunità, anche quando è difficile, anche quando la verità è troppo scomoda per essere detta. Lui se ne frega e si prende lo spazio necessario per parlare di Palestina, di morti nel Mediterraneo, di uomini e donne che prendono la decisione di lasciare tutto quello che conoscono per un futuro incerto, che a volte, non esiste. Parla di guerra, di esseri umani e di consapevolezze che tutti noi dovremmo avere: siamo fortunati a poter cantare. A poterci alzare la mattina ed essere liberi di prendere la macchina per andare ad ascoltare della musica che ci piace e dovremmo ricordarlo tutti.
E forse è proprio questo che rende un concerto di Ermal Meta qualcosa di diverso. Non è solo musica. Non è solo intrattenimento. È un luogo sicuro in cui sentirsi umani insieme agli altri, in cui per due ore abbassi le difese e lasci che le parole facciano il loro lavoro: entrarti dentro.
La scaletta è stata un viaggio continuo tra pugni nello stomaco e carezze. Da “Vietato morire” a “Non mi avete fatto niente”, passando per “Piccola anima” e “Mediterraneo”.Ogni brano sembrava trovare il suo spazio preciso dentro chi ascoltava. E poi ci sono quelle canzoni che non arrivano soltanto alle orecchie. Quelle che scavano nella memoria, riportando a galla persone, momenti e versioni di noi stessi che credevamo dimenticate. Siamo tornati indietro nel tempo.
Quando ha cantato “Levi’s 501” ho sentito addosso tutta la nostalgia del tempo che passa senza chiedere permesso. Con “Ferma gli orologi” per un attimo ho provato a fermarlo quel tempo, anche solo per lasciarci respirare un po’ di più
Poi è arrivata QUELLA canzone. E lì ho capito che alcune emozioni non puoi prepararle, puoi solo lasciarti attraversare. Le prime note del pianoforte hanno fatto esattamente quello che temevo: mi hanno spezzato il cuore. Ma in fondo era anche per questo che ero lì. Per sentire qualcosa fino in fondo, senza scappare. E mentre le luci si abbassavano e le prime note di “A parte te” hanno riempito l’Atlantico mi sono fermata. Ho provato a registrare quelle parole che ho tatuate sulle costole, ma la verità è che non si può trattenere la vita che hai salutato. Non puoi cancellare i ricordi. Puoi solo provare a tenerli incollati lì, dove oggi la scrittura di Ermal spicca sulla mia pelle: tra il cuore e le costole.
E mentre guardavo il sorriso di chi non c’è più nelle mie iridi bagnate dalle lacrime, ho pensato che forse crescere significa anche questo. Smettere di rimandare le cose che ami, smettere di aspettare il momento perfetto e trovare il coraggio di esserci. Anche solo per una sera. Anche solo per ricordarti che, nonostante tutto, sei ancora capace di emozionarti davvero e di far battere il cuore. E si nonna, eri lì con me e anche se ho “Un milione di cose da dirti”, so che “ascolterai ridendo ogni mio segreto, chhe nessuno a parte te, a parte noi”.
E allora ho lasciato che “A parte te” facesse il resto: che ricucisse ricordi, che riportasse indietro frammenti di vita, che tenesse stretta quella parte di me che il tempo non riuscirà mai a portarsi via. Perché alcune canzoni non si ascoltano soltanto. Alcune canzoni ti salvano.

