americano simone bernini

Con “AMERICANO” Simone Bernini ci trasporta oltreoceano

Non ci possiamo più lamentare che in Italia si fa sempre la stessa musica: è arrivato Simone Bernini a dimostrarci che rock ‘n’ roll e country sono vivi, più che mai. E la sua musica ne è un mix che funziona e arriva.

Ho trovato per caso un estratto di Memphis nei reel suggeriti quest’estate e sono stata subito catturata dalla forte presenza scenica di Simone, oltre che dal pezzo in sé. Quando ho letto il post di annuncio dell’EP ero molto curiosa di sentire tutte le nuove tracce.

AMERICANO” è uscito lo scorso venerdì 23 gennaio su tutte le piattaforme e con le sue sei tracce (di cui un interludio) mi ha già conquistata. “Americano” non come nazionalità, ma più che altro come mood, come attitude.

È un EP “caldo”, potente, ma soprattutto coerente e autentico. “AMERICANO” è un progetto sincero, che spicca in mezzo alla costruzione così studiata e poco personale di cui è pieno il mercato discografico al giorno d’oggi. Ecco, Simone Bernini è l’eccezione a tutto ciò, e questo EP solamente il primo tassello di un progetto musicale di cui continueremo a sentir parlare.

I brani dell’EP

L’EP si apre con “Una croce in più“, forse il mio brano preferito a parimerito con “New York”, la traccia conclusiva.

Un brano dall’atmosfera dark, sexy, che attira l’attenzione fin dalla prima nota. La contrapposizione tra il “fare la guerra” e poi “la pace“, tra qualcuno che prova ad ucciderti e il tuo istinto che invece di lottare per allontanarsi ti attira ancora di più nella direzione sbagliata. Si tocca il fondo, ci si riprende “dall’aria che tira quaggiù” e si ritorna più forti di prima. Con i lividi, i segni, ma con le proprie forze.

Si prosegue con “Ridono Di Me (She’s So Good)“. Un’ode al riconoscere e abbracciare le proprie fragilità, fregandosene delle opinioni degli altri, soprattutto quelle negative. Perché bisogna vivere la propria vita con sincerità, e a volte è giusto ricordarlo. Questa canzone è un’ottimo reminder, ed ha un basso da paura, il che non guasta mai.

Interlude” non è un semplice intermezzo che divide l’EP. È diretta, sincera, potrebbe essere un vocale di sfogo inviato su whatsapp ad un amico. Simone racconta la sensazione di sentirsi persi, di aver smarrito la propria strada e di sentirsi indietro rispetto a chi hai intorno. Da sua coetanea, comprendo al 100% queste sensazioni, questa voglia di “rimettersi in carreggiata”, di aver perso il fantomatico treno.

Il quarto pezzo è “Memphis“. Iconico che sia il pezzo successivo all’interludio, perché è completamente contrapposto alle insicurezze raccontate prima.

Memphis è diretta, potente, sicura di sé: voglio andare dall’altra parte del mondo per realizzare il mio sogno, sono pronto a tutto, tornerò solamente quando in Italia sarà tornato il rock ‘n’ roll. È così che immagino la musica che si mette in America nei locali country/rock ‘n’ roll.

Segue “John Mahone“, unica canzone che era già uscita come singolo insieme a Memphis.

È un pezzo che mi fa venir voglia di salire in macchina e andare a 300 km/h cantando a squarciagola il ritornello. Mi trascina nella vita a velocità folle di John Mahone, personaggio di fantasia che fa il pilota, e ogni volta che l’ascolto non riesco a fare a meno di ballare.

New York” chiude l’EP con delicatezza. Una riflessione sul tempo che passa dove la città statunitense fa da sfondo. Sto immaginando una passeggiata tra le vie di New York d’inverno, quando fa freddo e promette neve, magari con un caffè caldo a scaldare le mani. E i pensieri ti portano a ricordare la leggerezza della gioventù, fino ad immaginare il te bambino che ti guarda fiero del tuo percorso, delle tue conquiste, e ti applaude.

Ora che tutto ormai è al suo posto

E non è così strano vivere un ricordo

Resto a guardare il me da bimbo che applaude

Ascolta “AMERICANO”

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *