cannella non sono un mostro

Cannella si racconta senza giustificazioni in “Non sono un mostro”

Non sono un mostro” non suona come un’assoluzione né come una richiesta di comprensione: è piuttosto una dichiarazione di responsabilità. Nel nuovo singolo, Cannella mette da parte l’indulgenza verso se stesso e sceglie una scrittura diretta, quasi brutale, per raccontare una fase di vita ancora in corso, fatta di relazioni che finiscono, meccanismi di difesa difficili da scardinare e domande scomode su chi si vuole diventare. A trent’anni, tra una nuova direzione sonora e un cantautorato più essenziale, l’artista romano apre una fase di maturità che passa prima di tutto dalla consapevolezza. In questa intervista ci racconta cosa significa smettere di giustificarsi, nella vita come nella musica.

“Non sono un mostro” suona come una presa di posizione più che come una confessione. Quando hai capito che non volevi giustificarti, ma semplicemente raccontarti per quello che sei?

L’ho capito nel momento in cui ho iniziato a non giustificarmi più da solo. Smettendo di farlo con me stesso, in automatico ho smesso di farlo con la musica, che è più che collegata con la mia visione della vita. C’è stato un momento in cui mi sono reso conto che non mi rivedevo più in alcune parti di me e che dovevo maturare. Ho iniziato a mettermi in discussione e a capire chi volevo essere e chi non volevo essere. Anche per via dell’età – ormai ne ho trenta – inizio a comprendere che è giusto farlo. Quali sono gli atteggiamenti che possono essere tossici per noi stessi e per chi ci sta intorno, prenderne atto e lavorare per cambiarli. ‘’Non sono un mostro’’ è una presa di consapevolezza. Non una giustificazione o semplicemente affermare di non essere un mostro. Una frase che dico a me stesso: ‘’lavora per non esserlo in determinate situazioni’’, nonostante i meccanismi di difesa instaurati nel tempo.

Nel brano metti in scena una lotta interna molto fisica, quasi brutale. Scriverlo è stato un modo per esorcizzare un periodo o per fare finalmente pace con certe parti di te?

Non l’ho scritto per esorcizzare un periodo, essendo ancora dentro in quello stesso periodo; nemmeno per fare pace con me stesso. Semplice cronaca. Il brano nasce dalla mia esperienza di vita, uno degli ultimi che ho scritto per il mio nuovo disco. Come dico anche nel brano, c’è ancora una lotta con me stesso per non essere schiavo di quegli atteggiamenti che possono essere cambiati. Racconto in maniera sincera uno spaccato di vita, una relazione che si è chiusa anche per colpa di miei atteggiamenti.

Dopo Temporali estivi sei rimasto in silenzio per un po’.
Quanto è stato necessario fermarti per arrivare a una scrittura così lucida e meno indulgente verso te stesso?

La pausa dal disco precedente è stata non voluta: ovvero, una pausa dovuta semplicemente alla scrittura di nuova musica, come è normale che sia. Il mio processo creativo è continuato, anche se non sono uscito con nulla. L’esperienze di vita portano ad essere lucidi nella scrittura. Nel nuovo progetto ci sono gli ultimi due anni di vita. Quindi è anche giusto prendersi il tempo non solo per scrivere nuove cose, ma anche per viverle.

Musicalmente il pezzo segna uno spostamento verso sonorità più itpop e un cantautorato più essenziale.
È una scelta istintiva o il risultato di un’esigenza precisa di evoluzione artistica?

E’ stata una scelta voluta, ma anche istintiva. In questo prossimo disco mi sono ripromesso di non ripetermi e di allontanarmi dalle sonorità del mondo che ho portato nella mia musica coi precedenti dischi, anche cambiando team di produzione. Così facendo, ho avuto possibilità di sperimentare cose nuove. Si matura, ci si evolve. Già da questo brano si percepiscono le diversità rispetto ai brani precedenti.

In “Non sono un mostro” parli molto di relazioni intime e di meccanismi di difesa.
Pensi che oggi ci sia ancora spazio per mostrarsi fragili senza essere percepiti come “sbagliati”?

Spazio c’è sempre, perché non è una questione di spazio in senso stretto, quanto della volontà di mostrarsi fragili o meno. Ci sono persone che fanno più fatica a farlo. Altri invece hanno più facilità e apertura nel farlo in contesti nuovi o persone nuove. In questi termini, si apre un mondo nuovo in un’epoca molto digitale e con una grande esposizione. Oggi si creano pressioni della società in generale: Si mette sempre in mostra diversi aspetti della propria vita, lasciando sempre intendere che stia ‘’andando tutto bene’’, ma ci sono anche le fragilità che si nascondono. Nella vita reale c’è lo spazio per mostrarsi per quello che si è. Nel contesto lavorativo, sentimentale, amicale, con le varie differenze e dinamiche. L’importante è trovare un equilibrio. Non sono una persona che tende ad aprirsi non tutti. In generale, penso che sia una scelta personale e che ci sia la possibilità di far uscire il proprio lato di sé. Non credo sia impossibile e non ci sia mai modo.

Questo singolo sembra aprire una nuova fase del tuo percorso.
Cosa ti interessa proteggere adesso come artista, e cosa invece sei pronto a mettere in discussione?

Come artista mi metto in discussione quotidianamente; e credo anche sia il compito proprio dell’artista. Nel mio caso, lo faccio spesso e ascolto il parere degli altri. Mi faccio consigliare dalle poche persone di cui mi fido e che fanno parte del mio team. Mentre ciò che proteggo è il mio racconto, il mio vissuto, la mia storia. Mi piace molto scrivere e la parte testuale vorrei che rimanesse sempre mia e sento ancora che posso raccontare. Sicuramente mi capitano session con i miei produttori a livello testuale, però il contenuto vero e proprio parte da me, essendo personale.

Oggi come definiresti la tua musica e cosa vorresti che arrivasse al tuo pubblico?

La mia musica è sincera. Se c’è un problema che ho sempre avuto è aprirmi nei miei sentimenti e fragilità. Però, nell’arte sono riuscito a farlo. Anzi, spesso è più sincera la mia musica di me, sentendomi a mio agio e trovando la mia valvola di sfogo, senza limiti e arrivando fino in fondo. Al mio pubblico vorrei che arrivassero le storie di una persona che vive una vita come la loro e che possano rivedersi nelle canzoni, come faccio io in quelle degli altri.

“Non sono un mostro” è quindi meno una risposta e più una promessa, rivolta prima di tutto a se stesso: continuare a lavorare sulle proprie ombre senza nasconderle. Cannella inaugura una nuova fase del suo percorso artistico. Sceglie la sincerità come unica bussola, proteggendo il proprio vissuto ma restando aperto al cambiamento. La sua musica oggi è uno spazio in cui fragilità e lucidità possono coesistere, senza filtri né finzioni. Ed è proprio lì, in quel racconto umano e imperfetto, che chiede al suo pubblico di riconoscersi.

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