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“Belli/e”: Diletta Fosso canta l’autenticità contro i falsi miti dei social

Ironica, poetica e profondamente autentica: Diletta Fosso, giovanissima cantautrice e violoncellista pavese, porta la sua voce oltre i confini dei social con “Belli/e”, arrivato secondo al NYCanta 2025, svolto il 12 ottobre al Teatro Oceana di Brooklyn. Con la freschezza dei suoi quindici anni e la maturità di chi osserva il mondo con occhi sinceri, Diletta racconta il bisogno di tornare all’essenza, di riscoprire la bellezza nella verità delle piccole cose, lontano dai filtri e dalle apparenze.

“Belli/e” parla dell’importanza di essere se stessi in un mondo dominato dai social e dai filtri. Cosa ti ha spinto personalmente a scrivere questo brano e quale messaggio vuoi trasmettere ai tuoi coetanei?

Mi ha spinto quel cortocircuito tra l’immagine perfetta e la vita vera: da una parte “che luce il suo make up, il gloss che domina sul blush…”, dall’altra io in pigiama, occhiaie e testi scritti a mano. Volevo ricordare che la bellezza non è nei filtri ma nelle cose che ci toccano davvero: il “profumo della terra quando piove”, l’azzurro dopo il temporale, un libro che ti commuove sul più bello. Il messaggio è che ognuno debba brillare senza l’ossessione per i difetti fisici. Se togliamo le maschere, restiamo noi stessi. È una questione di libertà.

Nel testo alterni ironia e poesia per affrontare temi profondi come l’autostima e l’autenticità. Come nasce il tuo modo di scrivere e quanto senti che la musica possa aiutare a cambiare la percezione della bellezza?

Nasce da due mondi che si abbracciano, il linguaggio quotidiano dei social (leggero, divertito, pop) e le immagini che mi porto dietro dalla scrittura e misurando dei classica, più intime e poetiche. L’ironia mi aiuta a sgonfiare le pressioni poesia a guardare in profondità: così “outfit” e “selfie” convivono con “il profumo della terra quando piove”. La musica è un’esperienza potentissima, che può trasmettere messaggi importanti senza rinunciare al divertimento. Essere tra i finalisti di NYCanta a soli 15 anni è un traguardo importante.

Come stai vivendo questa esperienza e cosa rappresenta per te portare la tua musica a New York?

La sto vivendo con gratitudine e adrenalina! È la prima volta che esco dall’Europa. I sogni, se li alleni ogni giorno, diventano strade percorribili. Portare la mia musica a New York è una bellissima responsabilità. In valigia, oltre al violoncello, porto la promessa di restare sempre più autentica possibile.

Nel brano utilizzi parole del linguaggio social come “influencer”, “gloss” e “blush”. Quanto pensi che il linguaggio contemporaneo influenzi la musica dei giovani artisti di oggi?

Tantissimo, è il nostro ambiente quotidiano. Le parole dei social, specialmente quelle inglesi, sono velocissime, visive, ti spiattellano tutto subito; l’italiano è più diplomatico, più lirico e profondo. Mischiarli è un modo per raccontare le contraddizioni in cui viviamo, senza perdere di vista la poesia. L’importante è che la parola non sia solo estetica: deve servire il pezzo.

Sui tuoi canali social condividi non solo la tua musica ma anche riflessioni e momenti del tuo percorso artistico. Quanto è importante per te usare i social in modo consapevole e autentico, in linea con il messaggio del tuo brano?

È fondamentale. I social sono una cassa di risonanza incredibile se li usi per creare relazioni e non per inseguire numeri. Cerco di raccontarmi senza maschere, di prendermi pause quando serve e di condividere anche i dietro le quinte, gli errori, le prove. Voglio essere più “vera” possibile, sia online che offline.

Con “Belli/e”, Diletta Fosso firma un inno alla libertà e all’autenticità, un invito a guardarsi allo specchio senza giudizio e a riscoprire il valore della propria unicità. La partecipazione a NYCanta 2025 segna una tappa importante nel suo giovane percorso artistico, ma anche un messaggio potente rivolto alla sua generazione: la vera bellezza non si mostra, si vive.

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